Bilanci abbelliti con le plusvalenze e soldi girati alle società di Ferrero: le accuse della Procura alla Samp

I blucerchiati ricevono, con lo Stato a Garanzia del 90%, 5 milioni di euro dal fondo per le piccole e medie imprese, più due finanziamenti da Banca Sistema (17 milioni) e dall’australiana Macquarie Bank International Limited (40 milioni).

massimo ferrero
Massimo Ferrero (Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

Accuse Ferrero Sampdoria – Settimana scorsa gli agenti della Guardia di Finanza hanno perquisito la sede della Sampdoria e confiscato i vari documenti contabili della società con particolare attenzione ai bilanci 2019 e 2020, quando il club blucerchiato era di proprietà esclusiva di Massimo Ferrero, inserito dal Tribunale di Genova nel registro degli indagati. L’accusa sarebbe quella di aver avuto accesso ai ristori messi in campo dal Governo Conte-2 per affrontare il Covid usando le plusvalenze per rendere i bilanci meno gravi di quello che erano. Quei fondi, secondo l’accusa, sarebbe poi stati usati da Ferrero per saldare i debiti delle sue imprese cinematografiche in difficoltà.

Come riporta l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, la Sampdoria percepì 5 milioni di euro dal fondo di garanzia piccole e medie imprese, 17 milioni da Banca Sistema e 40 milioni dall’australiana Macquarie Bank International Limited. Secondo le indagini della Procura di Genova molto di quel denaro viene dirottato nel giro di pochi giorni per colmare in parte i debiti delle società cinematografiche di Ferrero sull’orlo del fallimento.

Essendo quei soldi, per volontà dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, garantiti in parte dallo Stato attraverso la Sace ecco che è proprio quest’ultimo che si trova esposto verso le banche che hanno garantito il finanziamento alla Sampdoria. «Entrambi gli istituti di credito, Banca Sistema e Macquarie – annotano in un’informativa gli agenti della Guardia di Finanza – hanno recentemente provveduto a escutere la garanzia statale, a copertura del 90% del totale finanziato, a seguito del mancato rimborso della Samp, ribaltando l’onere della restituzione delle ingenti somme sul soggetto pubblico garante, Sace».

Le indagini, guidate dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, dal pm Paola Calleri e dal colonnello Andrea Fiducia, hanno ricostruito anche il percorso che avrebbero fatto tutti quei soldi: «Il 26 novembre 25 milioni vengono trasferiti alla Sport spettacolo holding srl (Ssh sr, la controllante della Sampdoria, ndr), che li ha girati a sua volta alla Holding Max srl, che a sua volta ha provveduto a emettere assegni circolari a favore delle procedure concorsuali della Blu cinematografica srl e della Blue Line srl». Tutte queste società sono gestite dalla famiglia Ferrero, con l’ex patron blucerchiato è indagato dalla Procura di Paola (Calabria) per bancarotta.

«Il 1° dicembre 2020 – continua l’informativa – Massimo Ferrero contattava telefonicamente Andrea Diamanti per avvisarlo che i soldi erano arrivati a Ssh srl (di cui Diamanti è amministratore), e poi sarebbero dovuti transitare alla Holding Max srl». Uno dei bonifici effettuati dalla Sampdoria alle Ssh srl, viene giustificato in un modo curioso: sarebbe il pagamento dell’utilizzo del marchio “Baciccia”, il marinaio simbolo dello stemma, incassato da una società di Ferrero.

Le indagini rientrano nel corpo dell’inchiesta Prisma della Procura di Torino che mette al centro le operazione intavolate dalla Juventus con altre società, con la Sampdoria che fa parte di queste. Le società effettuavano scambi “a specchio”: giocatori ceduti e acquistati per somme simili, al fine di iscrivere subito a bilancio i guadagni delle vendite e posticipare di cinque anni i costi degli acquisti.

Un esempio è la cessione alla Samp del portiere Emil Audero per 20 milioni di euro, in cambio di Erasmo Mulé (4 milioni) e Daouda Peeters (3,5), oggi tutti e due in Serie C. La prova la Finanza la trova «in un prospetto rinvenuto nell’ufficio del presidente Andrea Agnelli, presso la sede della Juventus»: una sorta di contabilità parallela in cui gli inquirenti trovano il valore dei giocatori distinto in “reale” e “scambio”. Nelle mail fra dirigenti bianconeri e amministratori della Sampdoria emerge un “memorandum Audero/Peeters”. Dello scambio si parla anche in un’intercettazione fra l’agente sportivo Giampiero Pocetta e il manager juventino Federico Cherubini: «Fede – dice Pocetta – l’abbiamo già fatta una cosa del genere… con Audero».

Un’altra plusvalenza si ripete con la cessione alla Doria di Nicolò Francofonte (1,7 milioni), Matteo Stoppa (1 milione) ed Erik Gerbi (1,3 milioni), in cambio di Giacomo Vroni (4 milioni). «Cioè, tu hai mai visto una punta che ha fatto male a Cittadella? – domanda in una telefonata Giovanni Manna, ex ds della Juve – Giacomo Vroni ce l’abbiamo noi, che però era una plusvalenza e l’abbiamo dovuto prendere».

A confermare i sospetti degli inquirenti sono gli ultimi sette bilanci della Sampdoria che, nonostante fossero sempre in perdita, vedevano crescere fino a cinque volte i costi per le commissioni riconosciute a procuratori e agenti. Un dato che la Gdf collega al sospetto di fatture false già emerso nell’indagine di Torino.

Nell’inchiesta genovese emerge anche l’evaporazione di 4,6 milioni erogati dall’istituto del credito sportivo e destinati alla ristrutturazione del campo di allenamento di Bogliasco, lavori mai portati a termine. Nel frattempo le società capofila sono fallite e il Comune di Bogliasco ha avviato una procedura di recupero del credito per il mancato pagamento dell’affitto del campo.