Con Inter e Milan destinate a percorrere la strada di un proprio stadio nuovo e in autonomia fuori da Milano, i nerazzurri hanno individuato l’area “Cabassi” a Rozzano mentre i rossoneri quella “San Francesco” a San Donato, ora San Siro avrà necessariamente bisogno di un piano di ristrutturazione per far fronte a un sempre più probabile addio delle due società. Per non parlare di qualcuno che subentri ai due club e permetta al Comune di non veder in fumo entrate garantite.
Come riporta l’edizione odierna del La Repubblica Milano, il piano di ristrutturazione (chiamato “progetto Galleria”) firmato da Riccardo Aceti, docente di Tecnica delle costruzioni al Politecnico di Milano, e dall’ingegnere Nicola Magistretti, riprende quota dopo essere stato protagonista negli ultimi anni, accanto a quello di Inter e Milan che prevedeva però l’abbattimento del Meazza, sempre più improbabile in attesa dell’ufficialità del vincolo per il secondo anello che scatterà nel 2025, a 70 anni esatti dalla sua costruzione, e che quindi rende impossibile buttarlo giù.
«Credo che alle condizioni di oggi si potrebbe pensare concretamente a una riqualificazione, con tempistiche certe» ha affermato Magistretti stesso. Ovviamente, come confermato dallo stesso ingegnere, sono necessari alcuni passaggi obbligatori sia per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 che per l’eventuale finale di Champions League dello stesso anno o di quello successivo. «Il CIO e la UEFA richiederanno adeguamenti della struttura. Sarebbe interessante ottimizzare i lavori, coordinando Comitato olimpico, UEFA e società calcistiche con il Comune». Meglio ancora, specifica, sarebbe se gli aggiustamenti richiesti potessero diventare «un primo lotto dei lavori di riqualificazione dell’intero stadio, nel rispetto del vincolo». Certo è che «bisognerebbe fare molto in fretta».
Sulla ristrutturazione dell’impianto in sé, il professor Aceti immagina uno scenario «almeno per una delle due squadre di Milano, che potrebbe stipulare un diritto di superficie con il Comune, ossia una concessione di lunga durata, analoga a quella che si farebbe per l’eventuale nuovo stadio su suolo pubblico». In questo caso, immaginando un ipotetico cantiere già nel 2024, «si potrebbero ultimare i lavori di un primo lotto funzionale, ad esempio concentrandosi sulle sotto-tribune del secondo anello, oggi vuote, entro luglio-agosto 2025, in tempo utile cioè per le tempistiche richieste dal CIO per le Olimpiadi».
Una volta chiusi i Giochi invernali, «potrebbero subito iniziare i lavori del secondo lotto funzionale, con la rivisitazione dei sotto- tribuna del primo anello e le modifiche al terzo anello» . E qui veniamo al tratto qualificante del progetto: la realizzazione di una «nuova totale o parziale galleria panoramica polifunzionale» che ospiti servizi commerciali e non solo. A questo si aggiungerebbero un «possibile completamento del “ quarto lato” su Via Piccolomini, anche ai fini di mitigazione acustica verso l’ex- Trotto e una riqualificazione energetica complessiva dell’impianto con il fotovoltaico».
Secondo il piano, la riqualificazione di San Siro potrebbe concludersi «entro il primo semestre del 2028. I lavori così gestiti in lotti, limiterebbero le interferenze con le attività dell’impianto, garantendo la continuità di attività». E i costi? Su questo punto Aceti si è espresso così: «questi corrisponderebbero a circa la metà di quelli previsti per l’esecuzione di un nuovo impianto, quindi gestibilissimi anche da una sola delle due squadre di Milano» . O da un eventuale altro gestore qualora entrambi i club decidessero di cambiare casa.