Detenzione di un lobbista in Qatar: perquisita la casa di Al-Khelaifi

La casa del presidente del PSG è stata perquisita nell’ambito delle indagini sulle accuse di rapimento, sequestro e tortura in Qatar di un lobbista franco-algerino

Al Khelaifi perquisizione
Nasser al-Khelaifi (Foto: BERTRAND GUAY/AFP via Getty Images)

La casa del presidente del PSG Nasser Al-Khelaifi è stata perquisita nella giornata di ieri nell’ambito delle indagini sulle accuse di rapimento, sequestro e tortura in Qatar di un lobbista franco-algerino. Lo riporta l’agenzia di stampa France Press, citando una fonte vicina e confermando le informazioni svelate in anteprima da Mediapart.

«Il gip ha chiesto informazioni e accessi aggiuntivi, che gli sono stati forniti in modo completo e trasparente, in piena collaborazione con le autorità, come è avvenuto fin dall’inizio», ha spiegato un portavoce del presidente del PSG. Interpellato da France Press, uno degli avvocati di Nasser Al-Khelaifi non ha voluto commentare.

Questa perquisizione effettuata dalla polizia giudiziaria è avvenuta nell’ambito di un’indagine giudiziaria aperta a fine gennaio dopo il deposito da parte del lobbista Tayeb Benabderrahmane, 42 anni, di una denuncia con parte civile, procedura che consente di ottenere quasi sistematicamente l’apertura di un’indagine giudiziaria.

Con questa mossa, il signor Benabderrahmane ha denunciato il suo arresto nel gennaio 2020 in Qatar, dove si era stabilito tre mesi prima. Sostiene di essere stato sequestrato per sei mesi e di essere stato interrogato da funzionari locali, in particolare su documenti in suo possesso, potenzialmente compromettenti per il presidente qatariota del PSG Nasser Al-Khelaifi.

L’uomo dice poi di essere stato sottoposto agli arresti domiciliari e poi finalmente autorizzato a lasciare il Qatar nel novembre 2020, dopo aver firmato un protocollo di riservatezza in cui si impegnava a non divulgare tali documenti. La scorsa settimana sono stati perquisiti anche il municipio del 7° arrondissement di Parigi guidato dall’ex ministro Rachida Dati e gli uffici degli avvocati Francis Szpiner, Olivier Pardo e Renaud Semerdjian.