La nuova Rai taglia il giornalismo d'inchiesta: non è più un dovere

La bozza del nuovo contratto di servizio vede la cancellazione della dicitura che recitava: «Valorizzare e promuovere la propria tradizione giornalistica d’inchiesta».

Mediaset sorpasso Rai
(Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

La Rai potrebbe decidere di fare a meno delle sue trasmissioni che hanno fatto del giornalismo di inchiesta un suo punto di forza e un marchio distintivo. La denuncia arriva direttamente dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci.

Come riporta l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano, il conduttore televisivo ha detto la sua sul presunto nuovo contratto di servizio arrivato in CdA lunedì scorso: «Il giornalismo d’inchiesta sta vivendo un momento molto particolare. Mi risulta che il contratto di servizio presentato ora sia stato privato di una parte che riguardava la valorizzazione del giornalismo d’inchiesta – le parole di Ranucci su Radio1 -. Se questo fosse vero, sarebbe gravissimo, perché a scrivere il contratto è stato il ministero del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, oggetto di un’inchiesta di Report».

La questione ha scatenato fin da subito le forze di opposizione con l’ex premier e leader del MoVimento 5 Stelle Giuseppe Conte che ha aperto le danze: «Sarebbe gravissimo. Viva il giornalismo d’inchiesta, perché contribuisce a elevare la qualità del dibattito pubblico» Più duro Nicola Fratoianni che chiama in causa il caso-Santanchè: «Invece di far dimettere una ministra che non paga i fornitori e i dipendenti, preferiscono far dimettere le inchieste dal servizio pubblico». Non manca la leader del Partito Democratico Elly Schlein: «Questi cambiamenti come incideranno sulla programmazione?», chiamando in causa anche l’introduzione della promozione della natalità inserita nel contratto.

Secondo Alessandro Zan, in Rai «si applica in pieno il modello Orban, con la destra che ostacola il giornalismo e impone il modello di società sovranista». Nel vecchio contratto, sotto la categoria obblighi specifici, si parlava infatti di «valorizzare e promuovere la propria tradizione giornalistica d’inchiesta». Ora questa dicitura è stata tolta. Il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, fa notare, inoltre, come nel nuovo contratto «manchi pure il punto sul favorire la coesione sociale, come anche, tra i principi generali, è stato eliminato il comma sull’accoglienza e l’inclusione».

Non si è fatta attendere la risposta dei vertici della Rai che hanno bollato tutte queste accuse come «polemiche prive di fondamento. Il contratto deve ancora essere oggetto di discussione. Inoltre, all’interno dei prossimi palinsesti la Rai ha incrementato i programmi d’inchiesta per quantità e ore, a partire da Report», così recita la nota di Viale Mazzini.

Il nuovo contratto di servizio, con validità cinque anni (2023-2027), è come sempre il frutto di un confronto tra il ministero ex Sviluppo economico (ora Imprese e Made in Italy), guidato dal ministro Urso, il vertice della tv pubblica, Roberto Sergio e Giampaolo Rossi. La bozza sarà messa ai voti il 3 luglio in CdA, per poi passare al vaglio, non vincolante, della commissione di Vigilanza. Solo dopo questo passaggio potranno essere apportate delle modifiche, sempre da parte di ministero e vertici Rai.

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