«Guadagni illeciti dei Benetton»: primi indagati per truffa e peculato

Entra nel vivo l’inchiesta della Procura di Roma sui profitti legati alla gestione di Aspi, con l’iscrizione dei primi nomi sul registro degli indagati.

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(Foto: Paolo Bruno/Getty Images)

Entra nel vivo l’inchiesta della Procura di Roma sui profitti legati alla gestione di Aspi, con l’iscrizione dei primi nomi sul registro degli indagati. Il filone della capitale potrebbe rivelare dove siano finiti i soldi destinati a numerose opere mai realizzate. Come quella Gronda di Ponente che avrebbe potuto alleggerire il traffico cittadino genovese consentendo di chiudere il ponte Morandi per realizzare le necessarie opere di ristrutturazione.

Ma le nuove arterie sono rimaste solo sulla carta e gli aumenti dei pedaggi – scrive La Verità – sono andati a rimpolpare le casse dei Benetton. Da qui l’ipotesi dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e di peculato, lo sperpero di denaro pubblico. La Procura di Roma e la Guardia di finanza hanno messo sotto la lente di ingrandimento vent’anni di incassi miliardari.

Per questo le Fiamme gialle hanno acquisito un’imponente quantità di materiale negli uffici romani di Autostrade per l’Italia, di Anas e del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Materiale che gli specialisti del gruppo Tutela spesa pubblica sezione anticorruzione della Gdf stanno analizzando da gennaio con l’obiettivo di completare il lavoro entro fine anno.

Al centro delle investigazioni c’è la cosiddetta quarta convenzione aggiuntiva Anas-Autostrade del 23 dicembre 2002, assorbita in una legge del 2004. La norma prevedeva un sostanzioso ritocco dei pedaggi che andavano ad aggiungersi alla tariffa forfettaria a chilometro introdotta nella prima convenzione del 1997. Quota che avrebbe dovuto finanziare nuove infrastrutture per un totale di 4,7 miliardi.

Anche se questi investimenti non sono mai stati realizzati hanno rappresentato «la base di calcolo per l’individuazione della tariffa autostradale che lo Stato permette al concessionario di applicare». In poche parole i Benetton avrebbero aumentato le tariffe promettendo infrastrutture fantasma. Gli incassi sono invece aumentati e sono stati utilizzati per ripianare il debito da 8 miliardi che la Edizioni holding Spa, la cassaforte dei Benetton, aveva contratto per acquisire, con l’aiuto delle banche, il 53,8% delle azioni di Aspi a un prezzo considerato all’epoca elevato.

Secondo i legali che hanno presentato l’esposto in Procura da cui è partita l’inchiesta, gli utili sarebbero serviti a coprire le rate dei mutui accesi per effettuare l’Opa. I profitti – scrive La Verità – sono stati la stella polare di tutta la gestione dei Benetton. Autostrade per l’Italia nel 2004 portava a casa utili netti per 220 milioni di euro, mentre nel 2017 questi erano cresciuti del 339,52% a 968 milioni.

 

Alla fine, il tesoro prodotto da questa gallina delle uova d’oro ammonta a 9,875 miliardi di euro con una media di 658 milioni l’anno. Questi guadagni, dal 2010 al 2018, hanno garantito 2 miliardi di dividendi per la famiglia Benetton e la loro cassaforte, la holding Edizione.