Gianni Rivera, il Bari e un’idea che sta diventando progetto e che potrebbe portare lo storico capitano del Milan in Puglia con un ruolo mai visto finora. «Degli amici finanziatori mi hanno contattato per chiedermi la disponibilità a entrare in un progetto per rilevare una società calcistica», ha esordito in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.
«Si tratta di un gruppo italiano. Qualche settimana fa ho avuto anche un contatto con il sindaco di Bari a cui avevo prospettato questa possibilità». Nessuna parola su eventuali contatti con la famiglia De Laurentiis, ma Rivera ha ben chiaro il suo potenziale ruolo: «L’allenatore di questa squadra o comunque un ruolo tecnico. È così che penso di essere utile. Non ho mai allenato? Penso di sapere come si fa. E l’ho fatto in campo quando giocavo».
Sull’idea tardiva di diventare allenatore, Rivera spiega: «In effetti ho sbagliato, ma ero diventato vicepresidente del Milan insieme a Felice Colombo e aiutammo Capello a fare il corso per diventare allenatore, potevo farlo insieme a lui ma allora mi sentivo più dirigente. Poi sono entrato in politica per vent’anni, uscendo ho diretto il Settore giovanile scolastico della FIGC. Tavecchio mi avrebbe voluto direttore tecnico della Nazionale, ma l’ambiente si oppose perché non avevo i requisiti richiesti, cioè non avevo fatto tutti i corsi per diventare allenatore di Serie A. Cosi mi ci sono messo e superati i primi due anni, Tavecchio chiese a Ceferin di concedermi a quel punto l’abilitazione per la Serie A, ma la UEFA disse no. Superai allora l’ultimo esame. Poi venne la pandemia e non ci furono occasioni».
Sugli obiettivi della nuova esperienza: «Ovviamente portare la squadra dalla Serie B alla Serie A. Ma anche formare dei calciatori, non è un caso che io abbia fondato un’Academy proprio con questo obiettivo. Eravamo partiti prima del Covid, poi la pandemia ha bloccato tutto, ma ora stiamo riprendendo in mano l’iniziativa».