Mediaset a Cairo e La7 verso Discovery? Al via il risiko delle televisioni

Con la morte di Silvio Berlusconi si aprono possibili nuovi scenari sulle mosse all’interno del mondo della televisione, che coinvolgono anche altre reti.

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(Foto: MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Il destino di Mediaset è al centro della scena dopo la scomparsa del suo fondatore Silvio Berlusconi. Nonostante i tentativi di rassicurazione da parte di Fininvest, a Piazza Affari le sirene del riassetto e della vendita urlano più forte. E ammaliano gli investitori che si sforzano di individuare le luci di possibili compratori.

Gli scenari da risiko, dopo i rialzi del giorno precedente, hanno proseguito anche ieri nello scatenare la ricorsa alle azioni Mfe-MediaforEurope, come si chiama oggi Mediaset. Secondo quanto riportato da La Stampa, sul futuro del gruppo pesano sicuramente gli assetti della Fininvest che di Mfe ha in tasca il 50% circa dei diritti di voto.

Le opzioni sono due: una distribuzione paritetica del 61,3% che il fondatore aveva tenuto per sé avvantaggerebbe sulal carta i figli di Veronica Lario, che sono tre (Barbara, Eleonora e Luigi) e hanno il 7,13% e rotti a testa con un totale del 21,41%. Con le quote aggiuntive avrebbero, tutti insieme nella H14, il 58,2% della cassaforte di via Paleocapa.

La pista dello scontro in famiglia, in ogni caso, al momento non è percorribile. Nessuno ha mai raccolto segnali che lascino pensare a tensioni in atto. Eppure il destino delle televisioni nate dall’epopea di Telemilano 58 tiene molti con il fiato sospeso. Ci sono le piste estere, quelle che vanno dalla combinazione con ProsiebenSat1, la tv tedesca in cui Mfe ha già un 29,9% e la ceca Ppf s’è appena accomodata con un 15%.

C’è la Vivendi di Vincent Bolloré che aveva tentato la scalata e che ora ha chiuso in fondo a un cassetto il dossier Mediaset. Ci sono i grandi gruppi internazionali alla finestra. C’è però anche il tam tam che non smette di battere su un tamburo tutto italiano. Di mezzo c’è l’editore del Corriere della Sera e di La7, quell’Urbano Cairo che ha mosso i primi passi proprio alla corte di Berlusconi.

Le indiscrezioni circolano da settimane. Si sostiene che Cairo voglia Mediaset insieme con una cordata di imprenditori. In un colpo solo difenderebbe l’italianità della torre di Cologno, consentirebbe l’uscita dei francesi dal capitale e chiuderebbe il cerchio di una brillante carriera imprenditoriale. Ci sarebbero però ostacoli regolamentari.

Per questo c’è chi sussurra che, pur di avere i canali del Biscione sarebbe pronto a vendere La7. Ma a chi? A Discovery, che – dopo aver bussato a sua volta a Cologno – potrebbe così allargarsi nell’etere italiano. Cairo smentisce tutto, anche ieri ha definito lo scenario «una cosa totalmente fantasiosa, non c’è stato mai neanche un incontro sul tema. Stiamo parlando di fanta-televisione».

 

Eppure un po’ ci gioca anche lui. Al recente festival della Tv a Dogliani, lo hanno sentito chiedere a una nota conduttrice tv: «Ma tu ti vedresti meglio su Canale 5 o a Rete 4?». Suggestioni? Possibile. Anche perché, almeno al momento, per chiudere qualunque affare manca un elemento necessario: il venditore.