Juve, c’era l’accordo sul patteggiamento: stop della Procura Generale del Coni

Il club bianconero e il Procuratore federale Giuseppe Chinè erano giunti a un’intesa, ma la Procura Generale del Coni ha bloccato tutto: ecco perché.

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(Foto: MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

La Juventus è stata deferita nella giornata di venerdì per il secondo filone di indagini che la riguarda. Il deferimento nei confronti del club bianconero è arrivato per le cosiddette “manovre stipendi”, per i rapporti tra la società e alcuni agenti sportivi e per quelle che sono state definite partnership “sospette” con altri club, anche di Serie A.

Eppure, la Juventus aveva provato a imbastire un accordo con il Procuratore della FIGC Giuseppe Chiné, il tanto discusso patteggiamento. E, secondo quanto riportato da Tuttosport, un accordo tra le parti sarebbe stato anche trovato, per la soddisfazione della Procura federale e per quella dei bianconeri. Ma perché non è stato possibile metterlo effettivamente “nero su bianco”?

Secondo il quotidiano, il contenuto dell’intesa, non essendo ancora stato istituito il processo, è dovuto passare al vaglio della Procura Generale del Coni, che ha posto una sola, ma dirimente, obiezione: quella della recidiva, dato che le violazioni riguardo il secondo fascicolo si sovrapporrebbero perfettamente a quelle del primo: articolo 4.1 prima e articolo 4.1 dopo.

Un problema non insormontabile, ma risolvibile solamente con un’apposita argomentazione che però, forse per il timore di esporsi troppo, la Procura federale non avrebbe presentato. Rendendo così inevitabile il deferimento arrivato ieri, un atto dovuto alla luce delle evoluzioni. Così, a titolo di responsabilità diretta e oggettiva, al club bianconero è stata contestata la violazione dell’articolo 6, mentre il già citato articolo 4.1, quello sulla lealtà sportiva, è stato addebitato ad Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici, Federico Cherubini, Giovanni Manna, Paolo Morganti, Stefano Braghin e Cesare Gabasio.

L’accordo sarebbe stato trovato principalmente se non sotto forma di sanzione economica, e non è escluso che ora non venga riproposto. Il patteggiamento può infatti essere proposto direttamente al Tribunale Federale. L’organo potrebbe rispondere allo stesso modo della Procura Generale del Coni, ma anche accettare la pena concordata, soprattutto se adeguatamente argomentata.

 

La via alternativa resta quella del processo, con effetti verosimilmente destinati a ricadere sulla prossima stagione. Tuttavia, un iter molto snello e rapido potrebbe portare a una sentenza di primo grado di giudizio entro il 30 giugno: dovendo le sanzioni della giustizia sportiva essere immediatamente esecutive, non si può escludere che la pena ricada sul campionato corrente.