Juve, domani l’udienza al Coni: la strategia per per annullare il -15

Domani la Juventus scoprirà se la penalizzazione di 15 punti, inflittale dalla Corte d’Appello della FIGC, sarà confermata o meno dal Collegio di Garanzia presso il Coni. In caso di cancellazione…

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Il logo della Juventus (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

Domani la Juventus scoprirà se la penalizzazione di 15 punti, inflittale dalla Corte d’Appello della FIGC, sarà confermata o meno dal Collegio di Garanzia presso il Coni. In caso di cancellazione della sentenza i bianconeri da settimi si troverebbero terzi con un discreto vantaggio sulla quinta e in piena lotta per un posto nella prossima Champions League.

Come riporta l’edizione odierna del La Gazzetta dello Sport, sono 3 i possibili scenari che attendono la Juve: la conferma della sentenza della Corte d’Appello, la cancellazione totale o la richiesta del Collegio di rimodulare la condanna, quindi di diminuire i punti di penalizzazione. Al Salone d’Onore del Coni si attende il tutto esaurito, ma nessuno dei medi presenti in sala potrà trasmettere in diretta, o in differita, i contenuti audio e video del dibattimento con il Collegio di Garanzia che deciderà a Sezioni Unite.

Insieme con la presidente Gabrielle Palmieri Sandulli, ci saranno dunque i presidenti delle sezioni Vito Branca, Attilio Zimatore, Massimo Zaccheo e Dante Alessio. Il ricorso della Juve è stato firmato da Angelo Clarizia, ex subcommissario della Federcalcio guidata da Roberto Fabbricini, Nino Paolantonio, Maurizio Bellacosa e Davide Sangiorgio. La Federcalcio non si è costituita e l’accusa sarà sostenuta non dal procuratore federale Giuseppe Chinè, ma dal prefetto Ugo Taucer, capo della Procura Generale dello Sport.

Il dibattimento, si stima, dovrebbe durare dalle 2 alle 3 ore, poi ci sarà la camera di consiglio con la sentenza che dovrebbe arrivare in giornata, ma questo non può essere dato per scontato per la rilevanza del caso, anche se i giudici hanno da tempo a disposizione le memorie del procedimento, sia quelle della difesa che quelle dell’accusa.

La difesa della Juve consiste in 9 punti, raccolti in 100 pagine, che provano a contrastare le motivazioni della Corte d’Appello, che ha comminato più punti di penalizzazione di quelli richiesti dal procuratore, 15 contro 9. La tesi degli avvocati bianconeri si concentra sulla «violazione delle norme di diritto» delle competenze del Collegio di Garanzia, che non è un vero e proprio terzo grado, ma un organo di legittimità.

In parole semplici, la Juve contesta di fatto la procedura utilizzata per arrivare alla sentenza di penalizzazione, visto che, nella tesi di difesa degli avvocati bianconeri, il procedimento non poteva essere riaperto dopo la doppia archiviazione di un anno fa, in cui furono assolte anche tutte le altre società indagate insieme alla Juve. Inoltre, gli avvocati sottolineano come i capi di imputazione siano diversi da quelli citati nel procedimento originario: si passa da 15 operazioni incriminate alla tesi dell’esistenza di un possibile «sistema fraudolento». Questo cambio di scenario, sempre secondo la difesa, non ha permesso al club bianconero di preparare una difesa adeguata. Più precisamente non è stato possibile «alcun contraddittorio della difesa dei deferiti»; le «lettere Covisoc» costituivano di fatto l’inizio dell’azione disciplinare e la mancata acquisizione (poi imposta dal Tar) è una «violazione del diritto di difesa».

Infine, il meno 15 non è proporzionato e soprattutto i giudici di appello federali non hanno motivato come ci si arriva. Un punto che strizza l’occhio all’altro possibile movente del ricorso presso il Collegio di garanzia, che parla della possibilità «di omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa fra le parti».

La mancata motivazione del -15 potrebbe essere la chiave per ottenere uno sconto dalla rimodulazione della sentenza. Questa soluzione è al momento quella più probabile secondo gli esperti di diritto sportivo. Ma la matassa da sciogliere sarà quella di definire con esattezza i confini dell’ordinamento sportivo in sede di riapertura del caso, visto che il Coni e la Federcalcio, nei loro due codici, dicono due cose diverse.

Il primo restringe all’«errore di fatto» la richiesta di revocazione, la seconda lo allarga parecchio e include soprattutto la circostanza in cui «siano sopravvenuti, dopo che la decisione è diventata inappellabile, fatti nuovi la cui conoscenza avrebbe comportato una diversa pronuncia». Secondo la Juve la fonte Coni è «gerarchicamente superiore», per i giudici di appello invece l’allargamento del campo rientra nell’autonomia delle federazioni ed è integrativa e non alternativa.

La situazione, infine, appare alquanto ingarbugliata, senza dimenticare l’altro filone dell’inchiesta che vede protagonista la Juventus, quello relativo alle manovre stipendi. I bianconeri corrono il rischio concreto di essere deferiti, insieme ad alcuni suoi dirigenti attuali o ex, per un maggio che rischia di essere rischio di processi. La possibilità di un patteggiamento da parte della Juve per il filone stipendi e una rimodulazione al ribasso, ma non di molto, potrebbe consentire un rush finale della Serie A senza possibili sorprese e con una classifica senza asterischi che potrebbero essere tolti in seguito. Senza dimenticare che la UEFA osserva tutto con estrema attenzione e attende solo il pronunciamento definitivo della giustizia sportiva italiana per prendere in mano lei tutte le carte dell’inchiesta e giudicare in prima persona l’operato della Juventus.