Paulo Dybala è stato convocato dalla Guardia di Finanza, venuta appositamente per lui a Roma da Torino. Lo riporta La Repubblica, spiegando che il calciatore è stato ascoltato (come persona informata sui fatti) in relazione ad alcuni aspetti emersi durante l’inchiesta “Prisma” sui conti della Juventus. Un’indagine che ha portato ad accuse di falso in bilancio, aggiotaggio informativo e false comunicazioni al mercato.
Il cuore delle domande rivolte all’argentino riguardava il periodo alla Juve e più nello specifico ruotava intorno a 3 milioni di euro: una cifra che gli inquirenti vogliono capire se sia stata o meno pagata dai bianconeri al giocatore e a quale titolo.
Tutto nascerebbe da una richiesta di risarcimento avanzata dall’avvocato di Dybala alla Juve a maggio, dopo la fine delle trattative per il rinnovo: Dybala sarebbe stato illuso di ottenerlo e chiedeva un indennizzo, che si sarebbe tradotto in una proposta di risarcimento per responsabilità precontrattuale da 3 milioni, che la Juventus ha inserito nel nuovo bilancio come fondo rischi.
Una cifra che per la sua stessa entità avrebbe insospettito i pm. Perché molto vicina ai 3,783 milioni che i bianconeri e Dybala si erano accordati per spalmare nel 2021 sulla stagione successiva. Era parte della famosa manovra stipendi bis, ossia l’operazione con cui il club si è accordato con i giocatori per posticipare alcuni stipendi della stagione 2020/21 su quello successivo.
Dybala – spiega La Repubblica – si era accordato per posticipare il pagamento di 3.783.502 euro in due tranche da 1.91.751 euro: la prima l’avrebbe maturata se fosse rimasto alla fine del mercato estivo del 2021 e gli sarebbe stata versata con gli stipendi di agosto e settembre 2021. E la seconda l’avrebbe dovuta ricevere, in caso fosse rimasto alla Juve dopo il mercato invernale della stagione scorsa, con gli stipendi di gennaio e aprile 2022.
Sentire ieri Paulo sarà servito a capire se dietro quel fondo rischio accantonato dai bianconeri ci siano degli accordi diversi. Una seconda “carta Ronaldo”, un’altra operazione ai margini dei moduli federali. Va ricordato che la questione stipendi non è importante soltanto per la Juve, ma anche per i calciatori. L’articolo 31 del Codice di giustizia sportiva vieta alle società di pattuire o corrispondere compensi in violazione delle norme federali, ma vieta anche ai calciatori di accordarsi per riceverne.
Il rischio è quello di andare incontro a una squalifica di durata non inferiore a un mese. Dybala, che ha firmato degli accordi su moduli non federali, potrebbe per la Procura federale, aver “pattuito” con la società compensi fuori dalle regole. Da capire se il procuratore Chiné vorrà perseguire anche i calciatori. E se la Guardia di Finanza sia riuscita a capire da Paulo da dove vengano quei 3 milioni in più.