Fair Play Finanziario plusvalenze
Uefa Logo (Photo credit should read FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

La penalizzazione di 15 punti in classifica per la Juventus decisa dalla Corte d’Appello federale per il caso plusvalenze ha riaperto il dibattito su un tema che negli ultimi anni ha fatto spesso discutere. Un interessante studio pubblicato sul Social Science Research Network – e riportato dal sito lavoce.info – mette in correlazione l’introduzione del Fair Play Finanziario UEFA con il crescente ricorso alle plusvalenze come asset sempre più centrale per le società calcistiche.

Secondo i docenti Massimiliano Bonacchi (Università di Bolzano), Fabio Ciaponi (Università de L’Aquila), Antonio Marra (Università Bocconi) e Ron Shalev (Università di Toronto) il FPF ha in linea di principio obiettivi condivisibili, ma nei confronti dei quali il sistema calcio sembra aver risposto modificando la propria operatività, più che con una adesione piena allo spirito del regolamento.

Questa considerazione emerge in particolar modo dalle campagne trasferimenti dei calciatori e le plusvalenze, che ne sono diretta conseguenza, con effetti economici rilevanti per il sistema calcio. Le indagini aperte da Consob e Covisoc sulle operazioni di calciomercato ritenute “sospette” hanno acceso i riflettori su un utilizzo potenzialmente improprio dei trasferimenti di calciatori fra club. Il sospetto è che le campagne trasferimenti siano oggi meno centrali per le performance sportive e più guidate dalla necessità di migliorare le performance economiche.

Da qui è lecito chiedersi come siano cambiate le campagne trasferimenti, come le società le strutturino, quali siano le risorse economiche coinvolte e come siano distribuite tra le varie società. Per rispondere a questi quesiti, lo studio ha analizzato campagne trasferimenti e i bilanci delle società partecipanti ai massimi campionati delle cinque principali leghe europee (Inghilterra, Spagna, Germania, Italia e Francia) nel periodo dal 2008 al 2018.

L’analisi di 815 bilanci e 4.626 operazioni di cessione di calciatori ha fatto emergere alcuni effetti indesiderati dell’introduzione del Fair Play Finanziario da parte della UEFA (la norma è a regime dal 2013). Con la nuova regolamentazione, la UEFA mira sostanzialmente all’autofinanziamento del sistema calcio, alla riduzione del livello di indebitamento e a un reindirizzamento degli investimenti in infrastrutture, nonché a una migliore gestione dei vivai di giovani calciatori. Un ruolo chiave è affidato al requisito del break-even (il pareggio di bilancio), che impone sostanzialmente la copertura dei costi con i ricavi.

Proprio su questo fronte i dati mostrano che dopo l’entrata in vigore del FPF per i soli club che partecipano alle competizioni UEFA sono:

  • mutate le campagne trasferimenti: ricavi da trasferimenti, selezione dei giocatori da vendere, valore delle plusvalenze, divergenza fra il prezzo e il valore del giocatore;
  • aumentati i club che generano plusvalenze opportunistiche al fine di ottemperare al vincolo di pareggio di bilancio imposto dalla norma.

I dati – spiega l’analisi – parlano chiaro: i ricavi medi da trasferimento giocatori per squadra crescono di 4,66 milioni per i club UEFA rispetto a 0,55 milioni per quelli nazionali nel periodo 2014-2018 rispetto a quello 2008-2013. I ricavi medi da trasferimenti di giocatori del vivaio (che massimizzano le plusvalenze in quando il costo a bilancio è pari a zero) raddoppiano per i club UEFA e aumentano di poco meno di un quarto per i club nazionali; le plusvalenze crescono, per i soli club UEFA, di 2,7 volte (da 2,68 a 7,26 milioni), con un picco di più di 4 volte (da 2,12 a 9,2 milioni), nel caso di operazioni concluse con scambi di giocatori.

(Ricavi medi per club; cifre in milioni di euro)

Si tratta delle cosiddette “operazioni incrociate” che tanto sono state discusse nell’indagine sui conti della Juventus. Affari nei quali due società si accordano per scambiarsi due o più giocatori a un dato valore di mercato, al fine di inserire nei rispettivi bilanci valori patrimoniali più alti di quelli che avevano precedentemente, senza però che avvenga alcun flusso reale di cassa tra la parti.

(Ricavi medi per club; cifre in milioni di euro)

Lo studio mostra anche come l’incentivo più forte a generare plusvalenze “opportunistiche” sia riconducibile alla necessità di raggiungere il pareggio di bilancio. L’analisi dimostra che, mentre prima dell’introduzione del FPF la percentuale di imprese “sospette” era simile per le società UEFA e non-UEFA, rispettivamente del 29 e 26%, dopo l’introduzione del FPF le squadre UEFA fanno maggiore ricorso alle plusvalenze.

Così, a raggiungere il break-even sono il 52%, rispetto ai club non-UEFA che restano sotto il 30%. Le evidenze empiriche – conclude lo studio – documentano dunque anche effetti indesiderati del FPF. I club, sotto pressione (circa il 50% delle società che partecipano alle coppe), hanno risposto con comportamenti opportunistici modificando le dinamiche delle campagne trasferimenti.

IL MIGLIORE INTRATTENIMENTO DI SKY, NETFLIX E OLTRE 200 PRIME VISIONI L’ANNO A SOLI 19,90 EURO AL MESE PER 18 MESI. SCOPRI LA NUOVA SPECIAL WEEK SKY: CLICCA QUI

PrecedenteMondiale per Club, il torneo in diretta tv in Italia
SuccessivoMoggi socio della Juve: show in assemblea con 20 azioni