Sgarbi San Siro
(Foto: Samantha Zucchi Insidefoto)

Non cambi la posizione del Sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, sull’abbattimento dello stadio Meazza per fare spazio al nuovo impianto sportivo voluto fortemente da Inter e Milan. «San Siro non si tocca» il pensiero chiarissimo di Sgarbi al La Gazzetta dello Sport.

«Il vincolo verrà fatto – esordisce Sgarbi – se vogliono fare delle riunioni di Giunta le facciano pure, se ci tengono a esercitarsi sul piano dialettico e politico proseguano pure, noi faremo il vincolo comunque».

Sui tempi: «Certamente non posso porlo io da solo, serve un Soprintendente. Ho fatto presente una situazione precedente al mio arrivo, che era stata affrontata male da due comitati tecnici con il Ministero che aveva già dato indicazioni su questo vincolo che poi non è stato mai fatto. Ho solo interpretato le carte: il vincolo monumentale non poteva essere fatto perché l’edificio è troppo recente, ma il vincolo relazionale sì per quel che San Siro rappresenta. Era tutto scritto. Si vede che all’epoca l’indicazione politica era tale da indurre la vecchia Sovrintendente a non seguire l’ipotesi vincolistica, adesso l’indicazione politica è un’altra e io la seguo perché la ritengo corretta».

«Lì ho inaugurato piazzale Angelo Moratti – ricorda il Sottosegretario alla Cultura -. In quello stadio ci sono state tante personalità del nostro tempo e non va dimenticato che i tifosi di Milan e Inter sono emotivamente legati a questo posto. Mi hanno chiamato in tanti per darmi il proprio sostegno, da Berlusconi a Moratti fino a Tabacci, Rampelli e gli ambientalisti».

Sui tifosi che vogliono un nuovo stadio: «Esistono davvero milanisti o interisti che vogliono buttar giù lo stadio? Io non credo. Anche se non ho alcun interesse per il calcio – l’unica volta in cui sono stato a San Siro mi sono addormentato sulla spalla di Berlusconi – ho intuito che la città sente lo stadio come proprio: io ho soltanto interpretato un sentire comune. Il vincolo relazionale sta proprio nel difendere questo sentire comune, per far sì che le persone continuino a rispecchiarsi in un simbolo».

A testimonianza di quello appena espresso, Sgarbi fa intervenire direttamente il suo primo cameriere, a detta sua, grande tifoso interista: «Non si può demolire un contenitore di emozioni, di ricordi, di sofferenze come San Siro. Posso garantirvi che tutta la Curva Nord e la vecchia Fossa dei Leoni sono contrarie».

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