Goldman Sachs finanziamento Serie A

Milano si appresta ad accogliere un piccolo contingente di trader di derivati Goldman Sachs che arriverà da Londra. A riferirlo è l’autorevole quotidiano inglese The Times. Quest’ultimo episodio rappresenta ormai un’abitudine dopo Brexit, che risale ormai al 31 gennaio 2020: quella di lasciare la capitale inglese e trasferirsi all’interno dei confini dell’Unione europea.

Attualmente la banca d’affari statunitense conta nel capoluogo lombardo già 80 dipendenti e andrà così a rafforzare la propria presenza sul territorio. Tuttavia, questi ultimi trasferimenti devono essere ancora formalizzati, con Goldman Sachs che non ha confermato ufficialmente.

Dal momento di Brexit, votata dai cittadini della Gran Bretagna sei anni fa, le grandi banche internazionali, che avevano usato Londra come grande hub per i loro affari, hanno iniziato ad avere il timore che per gestire i clienti rimasti nell’Unione europea i trader dovessero trasferirsi dentro i confini dei Paesi ad essa appartenenti.

A differenza delle preoccupazioni che attraversavano Londra all’epoca, i trasferimenti di lavoratori nell’Ue sono stati di molto inferiori rispetto alle iniziali previsioni. Nonostante ciò, però, le banche sono state comunque costrette a rafforzare la loro presenza in città come Francoforte, Parigi, Madrid e Amsterdam negli anni successivi al referendum e continuano a subire pressioni normative per aumentare ulteriormente il loro personale all’interno dell’Unione.

In un controllo effettuato dalla Banca Centrale Europea, che ha preso in esame 264 trading desk presso sette società anonime, fra cui le indiscrezioni individuavano Goldman Sachs, si è scoperto come la maggior parte di questi si siano rivelati delle «scatole vuote» e che 56 avevano bisogno di «azioni di vigilanza mirate», incluso un miglioramento del personale, per placare le preoccupazioni.

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