Juventus stipendi dirigenti
Da sinistra, Agnelli, Nedved, Arrivabene e Cherubini (Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

La Juventus è alle prese con il terremoto scatenato dall’inchiesta della Procura di Torino sui suoi bilanci (dal 2020 al 2022), in relazione alle cosiddette “operazioni incrociate” e alle “manovre stipendi”. Come riporta La Gazzetta dello Sport, a spingere il club a modificare il progetto di bilancio di esercizio e il bilancio consolidato al 30 giugno 2022 sono state in particolare le annotazioni della Procura di Torino relative alla seconda manovra stipendi.

Si tratta di accordi tra club e giocatori in periodo di pandemia (2019/20 e 2020/21) per la riduzione dei compensi. Delle rinunce che in realtà erano delle dilazioni: alcune mensilità sarebbero state restituite in seguito, ma secondo il pool di magistrati dell’Inchiesta Prisma, che indaga sui conti della Juventus dal 2018 al 2021, non sono stati contabilizzati nella maniera corretta.

Stando al quotidiano, le dimissioni di Agnelli, Nedved e tutto il resto del CdA hanno preceduto di pochissimo la richiesta di rinvio a giudizio per gli stessi, che verrà presentata nei prossimi giorni. Ieri sono scaduti i termini per i 16 indagati (15 dirigenti più la Juventus) per presentare memorie difensive e farsi interrogare. Solo in cinque lo hanno fatto (ex sindaci ed ex revisori) e ora i Pm dovranno valutare la loro posizione.

Per gli altri (tra cui c’è anche l’ex capo dell’area sportiva Fabio Paratici, ora al Tottenham), indagati per false comunicazioni sociali, ostacolo all’esercizio degli organi di vigilanza, aggiotaggio informativo e false fatturazioni per operazioni inesistenti (tutti reati riconducibili al falso in bilancio) dovrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio.

La Procura però rinuncerà all’appello contro la decisione del gip di non concedere le misure di custodia cautelare: i Pm avevano chiesto l’interdizione dalle cariche per Agnelli e altri dirigenti motivandola con il rischio di approvazione di un altro bilancio falsato (reiterazione del reato), esigenza venuta meno con le dimissioni del presidente.

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