(Foto: KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP via Getty Images)

Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di serie A con all’attivo più di 300 gare nella massima serie considerando tutti i ruoli (arbitro, VAR e arbitro addizionale), è ora imprenditore nell’azienda di famiglia che produce integratori sportivi naturali Aperegina. Inoltre ogni mercoledì sera di Champions League è parte della scuderia di Amazon Prime Video per commentare nella Var Room il match trasmesso dal broadcaster in Italia. 

L’ex direttore di gara teramano, dopo alcuni interventi su Calcio e Finanza, ha deciso di proseguire la collaborazione con la nostra testata inviando un contributo sulla presenza in campo di arbitri donne durante il Mondiale in corso di svolgimento in Qatar.

Finora nessuna donna tra gli arbitri in campo nelle prime partite del Mondiale in Qatar. Sono ancora in attesa, al palo Stéphanie Frappart, Yoshimi Yamashita e Salima Mukansanga, i tre fischietti rosa che non hanno ancora arbitrato una singola partita nella rassegna intercontinentale, a dispetto della convocazione ottenuta. Stessa sorte per le assistenti arbitrali Neuza Back, Karen Diaz Medina e Kathryn Nesbitt; solo ruoli da quarto ufficiale (per la Frappart) e nulla di più.

Una situazione che stona incredibilmente con le designazioni femminili in Europa, le quali ormai non fanno certo più notizia. A rompere le barriere di genere al più alto livello calcistico del Vecchio Continente ci aveva pensato Stéphanie Frappart, primo arbitro donna in Champions League; ma anche noi italiani siamo riusciti a superare taluni pregiudizi e preconcetti, recentemente con la designazione della bravissima Maria Sole Ferrieri Caputi. Addirittura, il nostro Paese anticipò tutti nel 1978, con Maria Grazia Pinna ad arbitrare un match del campionato Uisp.

Le prestazioni delle direttrici di gara in campo non mi hanno quindi affatto sorpreso, anzi, le loro qualità sono sotto gli occhi di tutti, ed in alcuni frangenti – come quello della determinazione, dell’autostima e della sicurezza – le donne battono gli arbitri uomini. E anche sul piano atletico e fisico hanno dimostrato di non avere alcuna difficoltà.

Mi stupisce, in quest’ottica, la mancata assegnazione di una partita in Qatar agli arbitri “rosa” sopra citati. Capisco certamente le difficoltà ambientali di un Mondiale svolto in un Paese come il Qatar, ma auspico, anzi ne sono convinto, che presto un arbitro donna sarà scelta per dirigere una partita dei gironi. Anche un match con le squadre già ampiamente certe del proprio destino potrebbe comunque andare bene: sarebbe un gesto simbolico fortissimo, specie se svolto in Qatar.

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