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Roberto Mancini.( Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

La sconfitta per 2-0 contro l’Austria ha chiuso il 2022 della Nazionale di Roberto Mancini. Anno che sarà ricordato per la mancata qualificazione al Mondiale in Qatar, che gli azzurri guarderanno da casa per la seconda volta consecutiva in carriera, dopo quello di Russia 2018.

Di questo ha parlato, in una lunga intervista al Corriere della Sera, il commissario tecnico Roberto Mancini: «Non ho mai creduto al ripescaggio sino in fondo. Mi è sempre sembrata una strada poco percorribile. Ma penso che chi vince l’Europeo dovrebbe essere ammesso di diritto al Mondiale successivo. Non solo i campioni d’Europa, ma quelli di tutti i Continenti. Lo dico nell’interesse del calcio e dello stesso Mondiale. Così come dovrebbe essere certo di poter partecipare chi ha vinto l’edizione precedente: prima era così, adesso non più. Non sempre il calcio prende decisioni giuste per se stesso».

Come sarà guardare il Mondiale e non giocarlo: «Saranno giorni duri perché siamo fuori dal Mondiale anche se dobbiamo accettarlo. Fa male, parecchio male. Guarderò qualche partita, non tutte. Le più interessanti, le più belle».

Roberto Mancini torna indietro di qualche mese e ricorda i momenti prima della partita contro la Macedonia del Nord che ha sancito ufficialmente l’esclusione della Nazionale dai Mondiali: «Ho visto e rivisto ogni singola partita delle qualificazioni. E quando dico che meritavamo di andare in Qatar non lo faccio tanto per difendere la squadra. Abbiamo commesso degli errori tecnici, alcuni anche gravi, ma non tali da giustificare la mancata qualificazione. Anche se, al sorteggio, sentivo che la Svizzera ci avrebbe creato problemi. E purtroppo ho avuto ragione. Dopo il secondo posto, qualche sensazione di non riuscire a passare c’era. Soprattutto dopo il pareggio a Firenze contro la Bulgaria e lo 0-0 a Basilea con la Svizzera in una partita che avremmo dovuto vincere 3-0. Però ero convinto che all’Olimpico avremmo sistemato le cose con i nostri rivali. E invece. Dovremo aspettare prima di cancellare la macchia. Sento la stessa delusione che ho provato quando con la Sampdoria ho perso la finale di Champions: sapevo che non l’avrei rigiocata»

Rassegna iridata che sembra una maledizione per Mancini che, al momento, rimane a quota zero presenze, sia da calciatore che da allenatore. «Il mio primo ricordo di un Mondiale è Chinaglia che manda a quel paese Valcareggi nel 1974. E poi il ’78 quando vinse l’Argentina, ma come tutti rimasi colpito dal gioco dell’Olanda».

Nonostante l’obiettivo fallito, Mancini non vuole lasciare la Nazionale, con cui è legato fino al 2026, anno dei Mondiali in Canada, Stati Uniti e Messico: «Essere il CT della Nazionale è una bella cosa, ti riempie di orgoglio. Ho scelto di rimanere per riprovare a dare la caccia a un Mondiale. Ma niente nel calcio è definitivo, le cose possono sempre cambiare. Sono rimasto perché voglio prendermi una rivincita, ma adesso non possiamo allungare così tanto lo sguardo. Il Mondiale del 2026 è troppo lontano. Pensiamo alle finali di Nations League che non vanno sottovalutate e alle qualificazioni all’Europeo 2024 in cui vogliamo difendere bene il titolo».

Sul futuro della Nazionale: «Ci sono tanti giovani e rispetto allo scorso ciclo servirà più tempo per metterla insieme e farne una squadra. Ma ho buone sensazioni. Se un calciatore è bravo può giocare in A a qualsiasi età. L’ho fatto io, lo può fare Pafundi che ha qualità enormi: certo, deve essere serio e non perdersi per strada. I giovani crescono se giocano, ma soprattutto se vanno in squadre di vertice che fanno la Champions. Perché così alzano l’asticella e imparano a non accontentarsi».

Su un possibile ritorno di Giorgio Chiellini nell’ambiente della Nazionale con un ruolo diverso, il CT dichiara: «Giorgione con la storia che ha può fare quello che vuole. Bisognerebbe sentire il presidente Gravina, ma se lui volesse qui c’è posto…».

Sul Mondiale iniziato domenica: «Credo che la favorita sia l’Argentina e non solo perché ha Messi. Contro di noi a giugno mi ha fatto una grande impressione. In assoluto penso che sia arrivato il momento di una sudamericana. La Francia, anche senza Benzema, è forte. Così come Germania e Belgio e prima o poi l’Inghilterra riuscirà a vincere qualcosa. L’Europeo sotto certi aspetti è più difficile del Mondiale».

Tornando in patria, Mancini dice la sua anche sul campionato di serie A che ripartirà il 4 gennaio dopo 52 giorni di pausa forzata: «Credo che la lunga pausa possa favorire chi insegue. Il Milan sta andando bene, la Juve si è ripresa, ma io considero l’Inter molto forte, la rivale più pericolosa del Napoli. Spalletti ha un grande vantaggio, meritato: la sua squadra gioca un calcio bello e vincente. Penso che il mese di gennaio sarà decisivo per tutte e ci aiuterà a capire molte cose».

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