Juventus colloqui Marotta Lombardo
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

“Il ricorso alla Superlega, partita in modo embrionale con club di Premier poi sfilati, è un grido di allarme per una difficoltà nella ricerca della sostenibilità, nell’essere competitivi contro un modello come la Premier che genera ricavi. Fatta eccezione per la Bundesliga dove non è consentito che la maggioranza sia espressione di un fondo, le altre Nazioni, Spagna, Italia e Francia, sono in difficoltà”. Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Inter Giuseppe Marotta, intervenuto durante la presentazione del libro del giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo, “Le nuove guerre del calcio. Gli affari delle corporation e la rivolta dei tifosi”.

“Vogliamo anche un bello spettacolo, ma se è scadente non si va a vederlo. La fede è un dogma, ma quella fascia di tifosi che si coinvolge solo quando lo spettacolo è importante va considerata. Gli investimenti stranieri sono necessari, se i fondi arrivano è perché portano cassa e noi non ne abbiamo”, ha proseguito Marotta.

“Un club è un’azienda privata di interesse pubblico, siamo soggetti a processi tutte le domeniche sere. Se prendiamo tifosi e chiediamo se preferiscono squadra virtuosa o vincente, il 90% risponde che preferisce vincere. Non abbiamo la cultura della sconfitta, per noi è un dramma. La sconfitta è anche il bello, quando vado allo stadio vinco, perdo o pareggio, ma ci sono anche fattori che non dipendono da te. L’equazione che chi più spende più vince è stata valida negli ultimi 20 anni, ma non è sempre uguale”.

“Nella prefazione si rimanda a un modello di calcio romantico che oggi sta un po’ scomparendo. Io ho accompagnato tanti cambiamenti nell’evoluzione di questo fenomeno. Ma così è  una squadra di calcio? Fenomeno sportivo, sociale, un contenitore di valori e fenomeno di business. Questo processo ha portato a un’esasperazione. In 40 anni ho accompagnato questo fenomeno in un cambiamento radicale. Il mio calcio è iniziato con i campi pieni di fango e segatura con la pioggia, con scarpini dei calciatori fissi mentre oggi i calciatori di alto livello hanno mediamente 20 paia di scarpe a testa. Oggi accanto allo spogliatoio dell’allenatore ci sono figure e profili che nulla hanno a che vedere con il calcio romantico”.

“Poi l’assetto societario, siam passati da un calcio con modello mecenatismo, come è stato con Berlusconi e Moratti, mentre oggi le proprietà sono straniere. Oggi abbiamo un modello di business diverso. Le prime riunioni di Lega erano momenti conviviali, ma senza soldi da dividere non c’era litigiosità. Si parlava di tematiche di carattere regolamentare. Oggi siamo davanti a un fenomeno che tocca svariati miliardi, ed è veramente difficile. Penso a Lorenzo, mettere insieme 20 teste non è facile. Siamo davanti a un fenomeno con essenza di romanticismo. Cos’è oggi una società di calcio? È una società di intrattenimento, le voci costi e ricavi sono importanti. Prima i risultati sportivi venivano prima del pareggio di bilancio. Prima servivano 1,5 miliardi di lire? Ecco qua, si staccava l’assegno. Oggi bisogna creare un equilibrio economico-finanziario e bisogna partire da lì per arrivare poi al risultato sportivo”.

“Problemi? Si può discutere di una fascia di professionismo molto ampia, della mancanza di semi-professionismo, dell’assenza di apprendistato anche se ora lo stanno introducendo. Oggi i nostri figli per qualsiasi disciplina sportiva devono pagare, si disperdono i talenti, che spesso nascono dove c’è povertà. Oggi si parla già a 6 anni delle scuole calcio, ma siccome le società dilettantistiche non riescono a sopravvivere devono per forza fare pagare le scuole calcio. Oggi ero a pranzo con AD del Sudtirol, ci sono 31 dirigenti nella governance che sono imprenditori locali. Oggi i bambini per giocare devono pagare 70 euro al mese, ma non si può fare per tutti e così si disperdono i talenti”.

“Skriniar? In generale, la lungimiranza dei dirigenti è capire anche quando rinnovare un contratto a un calciatore. Dobbiamo essere bravi quando ci sono scadenze a due anni o a rinnovare i contratti o a vendere il calciatore. Nei confronti di Milan c’è un grande rispetto, sappiamo di avere a che fare con professionista di grande valore. Sapete che abbiamo avviato da tempo una negoziazione, abbiamo però anche altri giocatori in scadenza, vorremmo rinnovarli tutti ma le logiche aziendali non ce lo consentono. Su Skriniar sono ottimista su una conclusione positiva”. 

“Oggi è cambiato lo scenario di riferimento rispetto agli anni duemila dove il campionato era un campionato finale per le carriere dei giocatori. Oggi è un campionato di transizione per logiche che ci vedono penalizzati. Per chi farò il tifo ai Mondiali? Faccio il tifo per il calcio, spero siano continui spot positivi per il calcio”, ha concluso.

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