Lorenzo Casini stipendio
Lorenzo Casini (foto CF - Calcio e Finanza)

“Riforme? Il numero delle squadre non è prioritario, ora si sta lavorando su come la Serie A deve interagire con le altre leghe. L’obiettivo è costruire un meccanismo di maggiore funzionamento e coordinamento con le altre leghe”. Lo ha detto il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini, intervenuto durante la presentazione del libro del giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo, “Le nuove guerre del calcio. Gli affari delle corporation e la rivolta dei tifosi”.

“La dimensione passionale del calcio non si può perdere, ma serve una visione industriale. Serve un modello partecipato, perché se l’interesse del calcio diventa pubblico, allora legittima l’intervento dello Stato. In molti si sono posti problemi di questo tipo, dalla creazione di internet alla nascita della Wada per il doping. Bisogna poi capire quale sia il modello giusto di società”, ha proseguito.

“Cosa mi ha portato ad accettare la carica di presidente di Lega? Il fatto che il calcio sia un fenomeno che viene dalla gente. Il ruolo dei tifosi va recuperato, ma anche disciplinato. Ma com’è possibile che un settore così ricco e seguito sia così povero di competenze? Qui abbiamo un’eccezione (Marotta, ndr), ma c’è un tema di debolezza rispetto a questo. Nel calcio, tra i vari tipi di legittimazione del potere c’è quella carismatica. Nello sport è sufficiente essere stato un campione, istintivamente tendo a fidarmi, indipendentemente dalle competenze. Questo non è detto che produca una serie di competenze utili per il mondo del calcio. Quando Blatter viene eletto doveva dimostrare di avere carisma e chiede aiuto a Platini per recuperare quel carisma che lui aveva come sportivo”.

“Diritti tv? O si aumentano i ricavi o è difficile immaginare forme di distribuzione diverse. Ricordiamo che la Premier nasce da un momento disastroso del calcio inglese. Hanno fatto interventi che da noi sarebbero considerati contro lo Stato di diritto. Le leghe americane sono un modello interessante ma c’è una base culturale troppo diversa. Stati Uniti sono nati con un progetto identitario egualitario, seppur parziale. Poi anche lì ci sono state delle mosse, come dare tanto potere alla Lega in NBA negli anni 90 per esempio. L’Italia non nasce così. Se si comincia a ragionare diversamente si capisce che è difficile ricreare quel modello, ci sono dunque ostacoli culturali, economici”.

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