Fama, soldi e soddisfazioni professionali non sempre bastano ad essere felici. Lo sa bene Ronaldo, che durante la presentazione del documentario di DAZN “Il Fenomeno: ascesa, caduta e redenzione di Ronaldo” (che sarà visibile in Italia dal 2 novembre) ha parlato ai microfoni di Marca lascandosi andare a confidenze personali.

Il brasiliano, dopo aver testimoniato quanto sia importante per il suo popolo il campionato del mondo di calcio (“Il Mondiale si divide tra chi vince e chi perde, per la gente del Brasile è come giocare a testa o croce”, ha detto al giornalista Tim Vickery), Ronaldo è andato oltre.

Da due anni e mezzo sono in terapia – ha ammesso –, ho sofferto di depressione ed ora capisco molto meglio quello che avevo provato in passato. Vengo da una generazione in cui per uscire dalla sabbia occorreva fare del proprio meglio. Mi guardo indietro e capisco che siamo stati esposti ad uno stress mentale molto importante senza essere stati preparati per farlo”.

“Siamo stati esposti a uno stress mentale molto, molto grande e senza essere preparati – racconta l’ex attaccante brasiliano – In passato non c’era alcuna preoccupazione per la salute mentale dei giocatori. Oggi invece i calciatori sono molto più preparati, ricevono le cure mediche necessarie anche per affrontare la giornata e vengono anche studiati di più: i profili, come reagiscono, come dovrebbero reagire… Ai miei tempi non c’era niente di questo per quanto tutti sapessero che il calcio può mettere molto stress ed essere molto decisivo per il resto della vita”.

Tornando al calcio, Ronaldo definisce il Mondiale come il cuore della storia del calcio, ricordando che in Brasile si vive e si cresce sognando di vincerlo. Lui lo fece nel 2002 ed oggi è convinto che sia stato il trionfo sportivo più importante della sua carriera. Chi vincerà in Qatar? Su questo Ronaldo non ammette esitazioni, almeno sulla carta. “Il Brasile parte sempre favorito. Ovunque. Col talento che abbiamo dobbiamo essere protagonisti. Brasile e Argentina rappresentano molto bene il Sudamerica ma è dal 2006 che vincono le europee. Francia, Germania, Spagna, Brasile, Argentina, non le mettono in ordine ma tutte hanno grandi chance”.

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