(Photo by Enrico Locci/Getty Images)

33 ultrà del Cagliari del gruppo degli ‘Sconvolts’, su un totale di circa 300 affiliati, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a organizzare aggressioni, agguati e spedizioni punitive nei confronti dei supporter delle squadre avversarie.

L’indagine della procura di Cagliari, coordinata dalla Direzione distrettuale antiterrorismo (pm Danilo Tronci), ha portato la Digos del capoluogo sardo ad emettere 33 ordinanze di custodia cautelare. Cinque dei 36 indagati sono finiti in carcere, 13 ai domiciliari, mentre per 11 è stato disposto l’obbligo di dimora e per quattro quello di presentazione all’autorità giudiziaria.

Tra loro si chiamavano ‘Frari’, fratello in sardo, e si erano ribattezzati con nomignoli come Faruk, Buddo, Bibbo, Bugia, Folegan, il Pugile, Zoppo, Teoria, Amsterdam, Lillo, Sfiga, Maskioo.


Nell’ambito dell’operazione, oltre 200 poliziotti, con unità cinofile e anti-esplosivo, sono stati impegnati anche in 37 perquisizioni, in cui sono stati sequestrati fumogeni, marijuana, denaro, pugnali, tirapugni, mazze da baseball e bastoni.

Alcuni degli indagati erano stati colpiti da Daspo, almeno in un caso ignorato dal destinatario che si era comunque presentato allo stadio. Altri, tra i presunti leader del gruppo, pur essendo disoccupati, frequentavano ristoranti e resort di lusso, compravano gioielli, orologi costosi, automobili e abiti di marca.

Due dei cinque in carcere beneficiavano delle attività illecite contestate al sodalizio, incluso lo spaccio di marijuana, che veniva autoprodotta. Ciò nonostante, poiché risultava formalmente disoccupato, uno di loro incassava ogni mese il reddito di cittadinanza.

Secondo quanto riporta l’ANSA, tra gli indagati ci sarebbe anche il dirigente del Cagliari ed ex giocatore rossoblù e della Nazionale Andrea Cossu, che sarebbe finito nel registro degli indagati con un ruolo marginale e perché alcuni suoi comportamenti – secondo l’accusa – avrebbero indirettamente aiutato la sopravvivenza economica delle attività dei tifosi coinvolti nell’inchiesta. Cossu non faceva parte del sodalizio criminale, ma partecipava alle riunioni del gruppo di tifosi e aveva anche le chiavi della sede.

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