Toshiba, scontro su rappresentanti Elliott e Farallon nel board

Un membro del consiglio esterno del colosso giapponese Toshiba ha affermato che il piano della società di nominare due consiglieri in rappresentanza dei fondi attivisti manca di equità ed equilibrio,…

Toshiba rappresentanti Elliott
(Image credit: Depositphotos)

Un membro del consiglio esterno del colosso giapponese Toshiba ha affermato che il piano della società di nominare due consiglieri in rappresentanza dei fondi attivisti manca di equità ed equilibrio, opponendosi alla loro elezione in un voto che si sarebbe dovuto tenere questo mese.

Mariko Watahiki, un ex giudice che è diventato un membro del consiglio di Toshiba l’anno scorso, si è espressa contro la proposta di elezione di due rappresentanti del fondo Elliott e di Farallon Capital Management, affermando che se fossero stati nominati, gli attivisti avrebbero avuto un peso eccessivo all’interno del consiglio.

Questa proposta era nata per cercare di ridurre la frattura tra il management e gli azionisti dei fondi stranieri che da tempo mettono in discussione la governance del conglomerato nipponico. La compagnia aveva indicato come presidente del board Akihiro Watanabe, un banchiere d’investimento considerato particolarmente abile nel costruire “accordi creativi” e ha indicato per il board 12 candidati tra i quali personalità legati ad alcuni dei principali azionisti attivisti stranieri contestatori.

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Tra i 12 candidati c’erano appunto rappresentanti provenienti da due degli hedge fund più critici nei confronti del management, Elliott Management e Farsllon Capital Management. L’inclusione di queste due personalità ha lo scopo, per la Toshiba, di gettare un ponte verso i fondi attivisti, anche perché nel 2020 la compagnia tentò di bloccare la nomina di candidati da parte dei fondi attivisti e fu scoperta.

Lo scorso anno la Toshiba ha rifiutato di prendere in considerazione l’offerta di acquisto da parte di CVC Partners, provocando il disappunto degli azionisti. Il management ha cercato invece di procedere a una ristrutturazione dividendo in due la compagnia. Tuttavia a marzo gli azionisti hanno votato contro il piano, per cui il management si è trovato costretto a proporre agli azionisti delle alternative, tra le quali anche quella della vendita, che dovranno pervenire entro il 30 maggio.

I fondi stranieri sono entrati in Toshiba nel 2017, quando 2017 il conglomerato è riuscito a salvarsi, proprio con questi investimenti, dal crollo finanziario dopo la bancarotta della sua controllata Westinghouse Electric.

Alla base della battaglia in corso c’è la volontà di questi azionisti attivisti di mettere in discussione il modello di governance tradizionale giapponese adottato da Toshiba e, quindi, di portare nel conglomerato un management esterno. Insomma, si tratta di una partita che va oltre la contingente crisi di Toshiba e investe un modo di gestire le imprese che è tipico giapponese.

Tuttavia, anche l’ipotesi di uscire dalla Borsa, se pure avrebbe il vantaggio di sanare la frattura tra azionisti attivisti e management, porrebbe delle incertezze sul fronte regolatorio: il Giappone ha recentemente approvato una nuova normativa che limita le possibilità di investimento straniere in alcune imprese strategiche. E Toshiba è attiva, tra l’altro, nell’industria nucleare.

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