Percassi quote minoranza Atalanta
(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

I Percassi puntano il 5,32% dell’Atalanta rimasto nelle mani dei due principali soci di minoranza rimasti. Si tratta di “Radici Partecipazioni” e di Roberto Selini. Lo riporta Il Corriere di Bergamo, spiegando che l’operazione potrebbe fare da sfondo a una possibile e futuribile fusione tra l’Atalanta SpA e la Dea H, la holding che oggi la controlla.

Un’ipotesi – quella della fusione – smentita però dall’americano Stephen Pagliuca: «L’ipotesi di una fusione tra Atalanta e società collegate che possa dirottare sui bilanci del club eventuali debiti è pura fantasia. Non è da prendere in considerazione nella maniera più assoluta. La famiglia Percassi ci ha scelti come partner di lungo periodo e noi siamo qui per restare, aiutare e rafforzare l’Atalanta», ha commentato parlando del bond emesso per finanziare l’acquisto delle quote del club.

La cessione a Pagliuca e soci del 55% della Dea Srl (che deteneva l’86,44% del pacchetto azionario dell’Atalanta SpA) risale ormai al mese di febbraio. Pagliuca, per portare a termine l’affare, ha costituito due società a responsabilità limitata: Dea H (Luca Bassi presidente del CdA, Mauro Bottega dello Studio Volpi presidente del collegio sindacale) e, sotto di lei, Dea 11.

La prima – spiega L’Eco di Bergamo nella ricostruzione dell’affare – ha inizialmente deliberato un aumento di capitale di 215 milioni sottoscritto per le quote di competenza direttamente dagli americani (55%) e dai Percassi (45%), poi ha emesso un prestito obbligazionario (un bond a 5 anni – scadenza aprile 2027 e rimborso a scadenza – dando in pegno le quote dell’Atalanta nel frattempo passate a Dea 11) di 150 milioni interamente sottoscritto da società terze distribuite nel mondo. I Percassi hanno inoltre conferito a Dea H un finanziamento di 23 milioni a titolo di “vendor loan”: è l’abituale, parziale reinvestimento di chi vende a favore dell’acquirente.

La somma di queste tre voci porta a 390 milioni investiti per l’86,44% dell’Atalanta, le cui azioni nel frattempo sono passate dalla Dea Srl a Dea 11. Calcoli alla mano, questo significa che il 100% del club bergamasco vale circa 450 milioni. E i Percassi, cedendo il 55% della controllante (quindi dell’86,44%) hanno incassato 215 milioni.

Questa – in parole povere – la situazione societaria, ma nulla che, stando alle parole di Pagliuca, porterà a una fusione. Sullo sfondo restano gli azionisti di minoranza, quel 13,66% identificabile essenzialmente col gruppo Radici (6,32%, compreso l’1% di Miro, Maurizio il referente) e il gruppo di Roberto Selini (5,32%).

I Percassi – come anticipato in precedenza – vogliono le loro quote, ma sia Radici che Selini avrebbero espresso l’intenzione di restare nell’Atalanta, perché fiduciosi nelle capacità di gestione di Luca Percassi e interessati ai programmi degli americani. Quindi per la famiglia bergamasca non sarà facile rilevare le azioni dei due gruppi di minoranza.

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