Gazprom forniture gas Eni
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Cosa succederebbe se domani Vladimir Putin chiudesse d’improvviso i rubinetti del gas? È lo scenario peggiore, ma comunque da vagliare per non farsi trovare impreparati. Proprio per rispondere a questa domanda, si sono riuniti ieri a Palazzo Chigi i tecnici dell’esecutivo interessati al dossier.

C’erano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, il ministro dell’Economia Daniele Franco, il sottosegretario con delega ai Servizi Franco Gabrielli, gli esperti del ministero della Transizione ecologica. Presenti anche, l’amministratore delegato di Terna, Stefano Donnarumma, l’ad di Snam, Marco Alverà e Stefano Venier, come sottolinea l’edizione odierna di Repubblica.

La risposta al quesito è chiara: è necessario trovare il prima possibile delle fonti di approvvigionamento alternativo, e al contempo ottimizzare i consumi di imprese e cittadini. Il fabbisogno del Paese è tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas, di cui circa 29 provengono dalla Russia. Il viaggio in Algeria di Mario Draghi ha mostrato che nulla può essere dato per scontato: l’aumento del flusso energetico dal Paese nordafricano sarà meno rapido del previsto. Bisognerà attendere il 2023-2024 per completare l’incremento di nove miliardi di metri cubi di gas, capace da solo di colmare un terzo del fabbisogno da sostituire. Sono volumi importanti, ma che necessitano anche di tempi tecnici adeguati.

Nel frattempo, si studiano soluzioni che permettano di ridurre i consumi energetici del Paese. Ad esempio, se dovesse servire, si procederebbe con il taglio dell’illuminazione degli edifici, o una riorganizzazione della climatizzazione estiva con piani per evitare sprechi energetici. Sul tavolo c’è anche un altro scenario: rimodulare l’attività industriale di alcune filiere, mantenendo invariato il livello di produzione, fondamentale per garantire la ripresa.

L’opzione sarebbe quella di razionalizzare l’operatività delle fabbriche, specialmente quelle di acciaio e di ceramica. L’obiettivo è focalizzarsi sulle industrie e le filiere che producono a ciclo continuo, prevedendo di concentrare la produzione in alcuni periodi dell’anno, in modo da ottenere il massimo con minor utilizzo di energia.

L’altro capitolo è quello delle rinnovabili. Nel corso delle riunioni che si sono tenute ieri, molto sforzo è stato dedicato anche alla diversificazione attraverso investimenti ingenti nel fotovoltaico e nel solare. Quest’ultimo dossier è centrale, perché prevede anche nuovi accordi con la Germania per la produzione di idrogeno.

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