UBS taglio dipendenti
Il logo di UBS (Image credit: Depositphotos)

Un utile da 7,5 miliardi di dollari nel 2021 non è stato sufficiente ad evitare ai dipendenti italiani della banca svizzera UBS, presieduta dall’ex Bundesbank Axel Weber, la “mannaia” di un piano di ristrutturazione draconiano che punta ad espellere circa il 15% della forza lavoro, 70 bancari sui circa 450 in forza presso la succursale italiana di UBS SE, la società europea, e presso la più piccola UBS Fiduciaria, sparsi tra le boutique finanziarie di Milano, Roma, Napoli e Torino.

La trattativa è in salita, riferiscono i sindacati, perché se da un lato la banca, che in Italia è guidata dal country head Riccardo Mulone, accetta di attivare il fondo esuberi su base volontaria dall’altro è sorda alla richiesta di attivare tutti gli altri strumenti a disposizione per le ristrutturazioni (solidarietà e part-time soprattutto) anche alla luce del fatto, sottolineano i rappresentanti delle sigle dei bancari al tavolo negoziale, che la platea dei potenziali utilizzatori del fondo, quelli più vicini all’età di pensionamento, non è così capiente per raggiungere il numero di esuberi denunciato.

UBS – sottolinea Radiocor – nella trattativa ha spiegato che la ristrutturazione si rende necessaria per un disequilibrio dei conti, legato ad una perdita di masse per la fuoriuscita di “client adivsors” che, evidentemente, hanno portato via al colosso elvetico alcuni Hnwi italiani, l’acronimo dei clienti facoltosi che spesso seguono negli spostamenti tra banca e banca i loro bankers di riferimento.

La trattativa è nella fase finale e la difficoltà maggiore deriva dal fatto che la banca non intende considerare tra gli esuberi i suoi client advisor, in molti casi inquadrati come dirigenti, e riduce quindi ulteriormente la platea potenziale per le uscite a 220 dipendenti amministrativi. Si attende da parte di UBS proposte di incentivazione all’esodo, le risorse non dovrebbero mancarle.

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