Nuove regole sport Covid
(Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Il tetto dei 5mila spettatori non convince. Da stadi mezzi vuoti, ad altri mezzi pieni, il paradosso è stato evidente in questo primo turno di campionato all’insegna dell’autolimitazione della capienza decisa dalla Lega Serie A. Una scelta fatta per evitare il rischio di uno stop al campionato, un compromesso che durerà – almeno – per due giornate.

La regola, scrive La Gazzetta dello Sport, sta creando una strana situazione. È evidente che il parametro quantitativo abbia creato una disparità. Se da una parte ci si è inventati una faticosa selezione fra chi era già in possesso del biglietto, in ben quattro stadi quota 5mila è rimasta addirittura lontana: 3.805 spettatori per Venezia-Empoli, 3.843 per Sassuolo-Verona a Reggio Emilia, 2.549 a Genova per Sampdoria-Torino e 2.559 per Salernitana-Lazio.

Particolare il caso del Venezia, che con il cambio dei limiti ha potuto addirittura alzare la propria quota (il 50% di capienza è leggermente inferiore ai 5mila spettatori). È chiaro, insomma, che si tratti di una regola iniqua e che abbia soprattutto un valore simbolico, un segnale di sensibilità del calcio rispetto al richiamo del premier Draghi e del ministro della Salute Speranza.

Ora un altro turno di campionato così, poi la sosta per le Nazionali, dopodichè tutto lascia pensare che il 6 febbraio il campionato ricominci con la capienza del 50%, in pratica un ritorno a quanto si era lasciato nei primi due turni del 2022 (con la possibilità di salvare il derby di Milano). D’altronde, se è la curva epidemiologica a decidere, qualche tendenza al suo appiattimento potrebbe voler dire un inizio della discesa.

In ogni caso, per riaprire al 50%, non sarà necessario un nuovo decreto perché la stessa legislazione in vigore non ha cambiato la soglia ed è stata la Lega di Serie A a fissare quella attuale. Il basket e la pallavolo, per esempio, osservano ancora il limite del decreto, il 35% per gli impianti al chiuso.

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