Jacobs doping inglesi
(Foto: Cameron Spencer/Getty Images)

Marcell Jacobs, due volte medaglia d’oro nei 100 metri e nella staffetta 4×100 alle ultime Olimpiadi, ha rilasciato una lunga intervista a La Stampa, durante la quale ha parlato della propria carriera – e del prossimo futuro – con un accenno anche alle illazioni arrivate dal Regno Unito sul tema doping e alcuni passaggi sulla sua vita privata.

A cominciare dagli allenamenti e dal suo stato di forma: «Proprio ieri stavo correndo davanti all’hotel di mia mamma sul lago di Garda e mi sono preoccupato un attimo perché, nonostante i tanti impegni dei giorni scorsi, mi sono reso conto che oggi mi alleno meglio di prima. E anche fisicamente sto molto meglio. Ho guardato Paolo e gli ho detto che abbiamo un problema perché gareggeremo a Berlino il 4 febbraio ed essere troppo in forma a metà dicembre mi spaventa un po’».

Dopo Natale Jacobs partirà per Tenerife per rifinire il lavoro di questi mesi, ma chi sarà il suo sparring partner? «Lo stiamo definendo: siamo partiti da 420 nomi e ora abbiamo una rosa di quattro o cinque atleti, compresi un paio di inglesi». Gli stessi inglesi che ha più riprese hanno lanciato frecciate sul tema doping: «Non mi toccano per niente. Nell’atletica l’unico che è stato trovato positivo in Giappone era proprio un inglese. Loro puntano il dito su di me quando il primo caso ce l’hanno in casa. Fanno ridere».

Poi, sulla possibilità di correre anche i 200 metri a Parigi 2024: «Quest’ anno proverò i 200 in qualche gara. A Parigi mancano due anni e mezzo e prima di quell’appuntamento ci sono altri due campionati del mondo. Un conto è correre i 200 a un meeting, un altro farli alle Olimpiadi correndo anche i 100 e la staffetta».

E ancora, sul rapporto con il “rivale” Filippo Tortu e gli altri compagni della 4×100: «Abbiamo un gruppo WhatsApp sul quale scriviamo cose che è meglio non raccontare. Quando ci troviamo stiamo bene insieme, ma al di fuori dei raduni ognuno fa la sua vita».

Jacobs risponde poi a una domanda sul suo rapporto con i soldi: «Per ora ne ho visti ben pochi. Sono sempre con i piedi per terra, con la stessa testa e la stessa fame di prima. Il mio obiettivo è quello di tornare a gareggiare il prima possibile e di godermi tutto quello che la vita mi sta dando».

In chiusura, una battuta sul tema della salute mentale degli atleti, molto sottovalutato: «Per fortuna non ho praticamente mai smesso di allenarmi con il Covid se non per una ventina di giorni quando hanno sospeso le Olimpiadi. Il percorso con la mental coach l’ho iniziato poco dopo ed ero titubante. Poi ho capito che un sostegno psicologico ti aiuta a superare quelle difficoltà che credi di non avere, o che hai nascosto dentro di te per non farle vedere agli altri. Sono le prime cose che Nicoletta (Romanazzi, ndr) mi ha tirato fuori e che poi mi hanno aiutato anche nella vita di tutti i giorni».

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