Premier League pallone invernale
(Photo by Michael Regan/Getty Images)

I club della Premier League dovranno pagare una tassa su ogni trasferimento per supportare e sostenere la piramide del calcio inglese: è questa una delle 47 raccomandazioni che emergono dalla “Fan-Led Review of Football Governance”, una revisione per salvaguardare il futuro del gioco voluta dal governo britannico e redatta seguendo le linee guida dei tifosi.

«La tassa redistribuisce le finanze dai club ricchi e che spendono molto all’intera piramide» recita il report. «Permetterebbe ai club ricchi di investire, ma in cambio di pagamenti che assicurano la sostenibilità a lungo termine del sistema. Circa la metà delle entrate raccolte negli ultimi cinque anni sarebbero state pagate dai sei club più ricchi del calcio inglese (Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham Hotspur)».

«Ma se la tassa fosse stata introdotta, anche i club più spendaccioni, sostenuti da ricchi proprietari, avrebbero contribuito significativamente alla sostenibilità della piramide. Allo stesso modo, i club della Premier League che non sono spendaccioni non pagherebbero contributi di solidarietà molto sostanziosi».

Le regole intorno alle responsabilità e agli impegni finanziari dei proprietari verrebbero rafforzate secondo le raccomandazioni del rapporto, entrando in linea con le pratiche più comunemente applicate alle banche o alle aziende dei media. Il prelievo sui trasferimenti, nel frattempo, potrebbe vedere una tassa del 10 per cento imposta ai club della Premier, con il denaro ridistribuito. La revisione ha calcolato che negli ultimi cinque anni una simile imposta avrebbe generato fino a 200 milioni di euro all’anno.

La “Golden share” e i nuovi paletti per i proprietari

Un’altra riforma proposta riguarda la cosiddetta “Golden share”, una quota speciale che, essenzialmente, permetterebbe ai tifosi di avere l’ultima parola su tutte quelle decisioni che possono avere un impatto sulla storia e il retaggio del club. Tra gli esempi presentati vi sono il cambio di stadio, il cambio di logo, di colori sociali o del nome, ma quello principale riguarda la «partecipazione a un torneo non affiliato a FIFA, UEFA o alla FA»: il riferimento, diretto e riportato, è ovviamente quello alla Superlega.

Infine, una proposta riguarda la norma dell’Owners’ Test e del Directors’ Test, una sorta di verifica che le nuove proprietà devono affrontare prima di ricevere il via libera dalla Premier League. Essi hanno l’obiettivo di verificare la loro integrità, la loro capacità di garantire la stabilità finanziaria del club e che gestiranno il club in modo sostenibile e in conformità con le norme e i regolamenti finanziari pertinenti.

Il nuovo Owners’ Test si applicherebbe a chiunque detenga più del 25% delle quota di un club, che dovrà indicare la strategia che intende adottare e come intende gestire la società in maniera finanziariamente sostenibile. Il Directors’ Test andrà invece a stabilire se posseggono o meno le capacità di condurre a livello quotidiano gli affari del club, sempre nell’ottica di garantire la sostenibilità nel tempo del progetto.

Altre proposte, che emergono dagli 11 capitoli del rapport, riguardano invece riforme di tipo sociale, come lo sviluppo del calcio femminile o una maggiore attenzione ai temi dell’inclusione e dell’equità, specialmente in termini di etnia e orientamento sessuale o di genere.

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