Cosa sono le plusvalenze
(foto Insidefoto.com)

Cosa sono le plusvalenze? Quello delle plusvalenze è un tema ricorrente nel mondo del calcio. Analizzando i bilanci delle società calcistiche, ci si rende conto che insieme ai diritti televisivi e ai ricavi commerciali e da stadio, i proventi per la gestione dei diritti dei calciatori rappresentano una delle voci più importanti del conto economico per un club.

Proprio oggi tra l’altro è arrivata la notizia secondo la quale la Covisoc ha messo nel mirino una serie di trasferimenti tra il 2019 e il 2021 che hanno generato plusvalenze “sospette” per oltre centinaia di milioni di euro (con relativa apertura di un fascicolo da parte della Procura della FIGC) ha acceso i riflettori sulla questione.

Cosa sono le plusvalenze?

A livello di definizione, si intende plusvalenza un «incremento di valore» o una «differenza positiva fra due valori dello stesso bene riferiti a momenti diversi».

Nel calcio le plusvalenze sono i guadagni che si ottengono dalla cessione a titolo oneroso di calciatori, ovvero quelli per i quali le società ricevono indennizzi per il cartellino al momento della conclusione di una trattativa di mercato.

Cosa sono le plusvalenze – Come si calcolano?

L’operazione per il calcolo di una plusvalenza è di per sé piuttosto semplice. Partendo dall’inizio, per ogni calciatore è iscritto a bilancio un valore contabile. Quel valore indica sostanzialmente la quota rimanente dell’investimento iniziale (definito costo storico) per l’acquisto del calciatore stesso che deve ancora essere ammortizzata dal club.

Per calcolare questa cifra si parte dall’investimento iniziale (la cifra pagata per il cartellino), che viene diviso per il numero di anni di contratto in parti uguali, e la cui quota viene sottratta di stagione in stagione fino a che il valore non è pari a zero. Quando viene pagato il cartellino, infatti, il suo costo non viene iscritto tutto a bilancio nell’anno dell’acquisto, ma viene ammortizzato secondo gli anni di contratto concordati con il giocatore.

Cosa sono le plusvalenze – Un esempio pratico

Per fare un esempio pratico, un investimento da 50 milioni di euro per l’acquisto di un giocatore X farà sì che quel calciatore abbia un costo storico di 50 milioni. Il suo valore contabile diminuirà di anno in anno per una quota determinata dal numero di anni di contratto siglati dallo stesso calciatore con la società nella quale milita.

In questo caso, ipotizzando un contratto di cinque anni, la quota ammortamento per ogni stagione sarà pari a 10 milioni di euro (50/5). Il valore contabile scenderà quindi a 40 milioni dopo la prima stagione, a 30 milioni dopo la seconda e così via fino alla scadenza del contratto, quando il costo iniziale sarà completamente ammortizzato.

Se per ipotesi la stessa società decidesse di accettare un’offerta per il giocatore X da – ipotizziamo – 70 milioni, la sua plusvalenza sarà determinata dal valore dell’offerta ricevuta, al quale andrà sottratto il valore contabile in quel momento. E dunque, sempre per ipotesi, in caso di cessione dopo due anni, e con valore contabile a quota 30 milioni, la plusvalenza sarà data da: 70-30=40 milioni.

La stessa offerta, se ricevuta a un anno dalla scadenza del contratto, e dunque con un valore contabile più basso (in questo caso pari a 10 milioni di euro) farà generare al club venditore una plusvalenza superiore, pari a: 70-10=60 milioni.

Per lo stesso motivo, un calciatore che ha un valore contabile pari a zero (perché già completamente ammortizzato o perché il calciatore è arrivato nel club a “parametro zero” o perché ancora cresciuto nel settore giovanile e quindi a costi ridotti, se non nulli), in caso di cessione farà realizzare una plusvalenza totale. Ipotizzando anche in questo caso un’offerta da 70 milioni, la plusvalenza che otterremo sarà la seguente: 70-0=70 milioni.

Cosa sono le plusvalenze – Le quote decrescenti

Il principio secondo qui il costo di un calciatore viene ammortizzato di anno in anno a quote identiche è generalmente il più utilizzato, anche se – in Serie A – troviamo due società che operano diversamente. Si tratta di Napoli e Udinese, che utilizzano gli ammortamenti a quote decrescenti.

In questo caso, il costo iniziale (o costo storico) non viene spalmato nello stesso modo sugli anni di contratto, ma si decide di ammortizzare una percentuale maggiore dell’investimento all’inizio e a scalare negli anni successivi.

Il Napoli, per esempio, adotta lo schema seguente:

  • Contratti di 5 anni: 40% il primo anno, 30% il secondo anno, 20% il terzo anno, 7% il quarto anno e 3% il quinto anno
  • Contratti di 4 anni: 40%, 30%, 20% e 10%
  • Contratti di 3 anni: 50%, 30% e 20%
  • Contratti di 2 anni: 60% e 40%

Uno schema di questo tipo fa sì che la società si faccia carico di costi maggiori nei primi anni di contratto, ma che al momento della cessione generi una plusvalenza più alta. Tornando all’esempio del calciatore pagato 50 milioni, il suo valore contabile dopo due anni sarà pari a: 50-20(il 40%)-15(il 30%)=15. Di conseguenza, con un’offerta da 70 milioni la plusvalenza sarà superiore: 70-15=55 milioni.

E’ evidente quindi che l’ammortamento a quote decrescenti offra un vantaggio a chi lo adotta per quanto riguarda la sola plusvalenza. Nel senso che anche vendendo un giocatore dopo un solo anno si può ottenere una plusvalenza superiore. Il rovescio della medaglia è che in quell’anno si deve sostenere un onere superiore in tema di ammortamenti

Non caso il Napoli, con grande lungimiranza, fu in grado di adottare questo sistema poiché partì da zero dalle serie inferiori con il nuovo corso targato Aurelio De Laurentiis. Il sistema fu impostato dopo il fallimento e la ripartenza dalla Serie C, dunque con costi – e di conseguenza ricavi – nettamente inferiori rispetto a quelli fatti registrare da una società di Serie A.

Cosa sono le plusvalenze – Perchè sono importanti negli scambi

Ma quindi, come mai le plusvalenze hanno tanta importanza? E perché i club ci contano molto? Perché anche nelle operazioni di mercato che prevedono scambi tra giocatori, affari di questo tipo sono in grado di fare registrare un incremento di ricavi, senza che vi sia un esborso effettivo.

Per fare un esempio, due calciatori X e Y scambiati tra due club e valutati entrambi 80 milioni di euro, non porteranno a movimenti in termini di cassa, ma entrambi faranno registrare una plusvalenza al club che li cede, da calcolare sottraendo il valore contabile di ognuno dei due calciatori in quel momento (per ipotesi 20 e 30 milioni) dagli 80 milioni di valutazione del cartellino. In questo caso le due plusvalenze saranno:

  • X: 80-20=60 milioni
  • Y: 80-30=50 milioni

Mancherà tuttavia l’effettivo movimento di denaro, dato che le valutazioni dei due calciatori in questione sono state identiche. Inoltre, resta difficilmente sindacabile la valutazione data ai calciatori oggetto dello scambio, che può dipendere da una molteplicità di fattori e dalle condizioni di mercato di un determinato momento.

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