Infantino fa eco ad Agnelli: «Riforme necessarie per far sopravvivere calcio»

“Offrire ai tifosi la miglior competizione possibile”, soprattutto per evitare che “la generazione Z e le nuove generazioni si allontanino dal calcio”. Sono stati questi due dei temi attorno a…

Infantino Olimpico Paolo Rossi

“Offrire ai tifosi la miglior competizione possibile”, soprattutto per evitare che “la generazione Z e le nuove generazioni si allontanino dal calcio”. Sono stati questi due dei temi attorno a cui è ruotata la conferenza stampa del presidente della Fifa Gianni Infantino, intervenuto dopo il Consiglio Fifa di oggi per parlare, in particolare, del progetto di riforma del calendario internazionale che vede al centro soprattutto l’idea di far disputare il Mondiale ogni due anni.

“Questo piano”, ha spiegato Infantino in conferenza stampa, “non riguarda la Fifa o la Coppa del Mondo, ma riguarda i nostri figli. Dobbiamo prenderci la responsabilità, in quanto vertici del calcio mondiale, di guardare verso il futuro e non proteggere il presente, per essere sicuri che i nostri figli e i figli dei nostri figli continuino ad innamorarsi e seguire il calcio”, ha proseguito.

“Le giovani generazioni sono focalizzate su altre cose, il calcio non più al top per loro. Dobbiamo ripensare al modo in cui il calcio globale è strutturato, migliorando la qualità e organizzando tornei più significativi per i tifosi, senza aggiungere più partite al calendario. È una motivazione sportiva, non economica. Parliamo di calcio, non di più ricavi. Lavorando insieme uscirà qualcosa di positivo per il calcio. E credo che facendo qualcosa di positivo per il calcio si può fare qualcosa di positivo anche per lo sport a livello globale. Anche perché ci sono tante altre attività che i ragazzi fanno oggi, le generazioni di oggi hanno tanto altro da fare rispetto a quelle precedenti”, ha concluso il numero uno della Fifa. 

Parole, da parte di Infantino, che dimostrano quindi particolare attenzione verso le giovani generazioni: serve, nell’idea del presidente della Fifa, dare ai ragazzi un calcio che sia più attraente. Parole che ricordano quelle utilizzate nei mesi scorsi dal presidente della Juventus Andrea Agnelli, spiegando le motivazioni che hanno portato alla nascita del progetto Superlega.

“Dobbiamo mettere i tifosi al centro, l’attuale sistema non è fatto per i tifosi moderni. E così rischiamo di perderli, perché non possiamo darli per scontati”, aveva detto l’8 marzo scorso, quando era ancora numero uno dell’Eca. “Il 40% della fascia di età 16/24, la generazione Z, non ha alcun interesse nel calcio. Semplicemente ci sono molte partite che sono non competitive a livello nazionale e internazionale e questo non cattura l’interesse dei tifosi. I tifosi non possono essere presi per garantiti, dobbiamo dargli la miglior competizione possibile o rischiamo di perderli”.

Il 27 settembre, nella lettera agli azionisti della Juventus, Agnelli aveva poi aggiunto: “Il mondo dopo il Covid-19 appartiene a questa nuova generazione che oscilla ormai tra i 12 e i 21 anni d’età. Il calcio deve rimanere centrale nel suo tempo libero, nel suo mix di interessi. La Superlega si propone di offrire al mondo il miglior spettacolo calcistico”.

Parole che ricordano da vicino, così, quelle odierne di Infantino. Obiettivi diversi, ma in fondo motivazioni molto simili. Così come, oggi, sono simili anche i “nemici” del massimo dirigente calcistico mondiale e del numero uno della Juventus, in particolare guardando a Nyon e a Ceferin, in uno scontro tra Fifa e Uefa in cui le posizioni si fanno sempre più polarizzate.