Aleksander Ceferin, a sinistra, e Gianni Infantino, a destra (Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Non passa giorno che il presidente della FIFA Gianni Infantino e il numero uno dell’UEFA Aleksandar Ceferin si becchino sull’opzione del Mondiale ogni due anni. Ieri, per esempio il presidente della federazione mondiale riferiva che una Coppa del Mondo biennale non avrebbe sminuito il valore del torneo, in quanto «anche il Super Bowl e Wimbledon si giocano ogni anno, ma non perdono di prestigio».

In realtà il tema va avanti da tantissimo tempo. Chi era presente allo stadio Stadio Lužniki di Mosca, in occasione della finale del Campionato del Mondo 2018, narra che nella tribuna principale dello stadio moscovita l’argomento di punta tra gli alti papaveri del calcio fosse proprio lo scontro UEFA vs FIFA.

Il motivo di base è essenzialmente economico: mentre la federazione europea può contare ogni stagione sulle entrate della Champions League oltreché di quelle dell’Europeo organizzato ogni quattro anni, la FIFA genera la stragrande maggioranza dei propri utili negli anni dei Mondiali e di questi vive per l’intero periodo quadriennale in quanto le manifestazioni alternative organizzate dal massimo ente calcistico – tipo Mondiale per club o la scomparsa Confederations Cup – non hanno mai dato entrate sensibili.

Va sottolineato che, a proposito di Mondiale per Club, Infantino ha già deciso di rivoluzionare il torneo proponendo e ufficializzando un format a 24 squadre. Progetto che avrebbe dovuto prendere vita nell’estate del 2021, ma il cui via è stato rimandato a causa degli effetti dell’emergenza Coronavirus.

Ovvio quindi che Infantino, un tempo segretario generale dell’Uefa e che sa benissimo dove siano i soldi, voglia modificare questa situazione a favore della FIFA. Ma in un mondo fatto di equilibri delicati qual è quello del calcio mondiale, ogni movimento equivale a intaccare degli interessi. Di qui si sviluppa un quadro di alleanze tra i vari attori del movimento.

Gli alleati dell’UEFA e quelli della FIFA

In questa guerra planetaria, insomma, chi sta con chi, tra la federazione mondiale e quella europea? Sicuramente a favore della UEFA sta la CONMEBOL, la federazione sudamericana (nonostante fino a pochi anni fa si dichiarasse favorevole a una kermesse iridata biennale), tanto che le due confederazioni più importanti hanno recentemente varato la “finalissima”, una vera e propria Supercoppa intercontinentale tra i campioni del Sud America e i campioni d’Europa da giocarsi tra Italia e Argentina. Un gesto che nei fatti ha suggellato l’asse tra i due grandi storici movimenti.

Sempre con Ceferin sta il primo ministro britannico Boris Johnson, principale alleato del presidente UEFA nella battaglia contro la Superlega oltreché aver ottenuto di giocare praticamente “in casa” un Europeo che in teoria sarebbe dovuto essere itinerante.

Inoltre, dalla parte UEFA stanno anche la gran parte dei calciatori e delle federazioni nazionali europee, non da ultimo la FIGC: recentemente, il presidente  Gabriele Gravina ha ribadito il “no” secco, definendo il progetto un «atto di isterismo» al pari della Superlega. E sulla stessa linea si trova anche l’allenatore della Nazionale Roberto Mancini.

Detto questo, non è che Infantino sia senza armi. Le confederazioni africane strizzano l’occhio alla riforma, come sottolineato dalle recenti dichiarazioni di Kalidou Koulibaly, capitano del Senegal, sulla necessità di una maggiore rappresentanza del continente nel calcio internazionale.

Inoltre alcuni Paesi, in particolare il Sudafrica e il Marocco, si sono lamentati del fatto che, a causa della creazione della Nations League, è difficile per loro organizzare incontri amichevoli con i Paesi europei.

C’è da dire inoltre che anche all’interno dell’Europa il fronte non è così compatto: Noel Le Graet, presidente della federcalcio francese, non si è detto contrario all’idea, pur a determinate condizioni. Inoltre, la FIFA ha aperto una filiale commerciale a Parigi, per molti un anticamera per lo spostamento della sede della federazione mondiale da Zurigo a New York.

La CONCACAF, corrispettivo dell’UEFA per il Nord e Centro America, vede infatti di buon occhio la riforma, così come la sempre più ricca federazione asiatica e la piccola federazione dell’Oceania.

In questo quadro non bisogna ignorare la variabile Superlega. Se è vero che la maggior parte dei club europei sta dalla parte di Ceferin, alcuni tra i più grandi club europei di fama interazionale sono in aperto conflitto con il numero uno sloveno. In particolare il Real Madrid di Florentino Perez, che aveva già supportato il progetto FIFA di una Super Champions con le squadre sudamericane quali Boca Juniors e River Plate.

D’altronde non si può nemmeno dimenticare che i capitali che avrebbero dovuto finanziare la Superlega erano americani (in particolare della banca newyorchese Jp Morgan), e che a negli Stati Uniti e negli ambienti finanziari USA un mondiale biennale non sarebbe visto male.

E, forse ancora più importante, il voto favorevole al Mondiale ogni due anni arriva dall’Arabia Saudita, che ha addirittura proposto lo studio di fattibilità sulla cadenza biennale della manifestazione e che si trova investita del ruolo di nuovo grande attore del calcio internazionale dopo l’acquisto del Newcastle United.

Più levantina è la posizione degli altri Paesi arabi, altri attori determinanti del calcio mondiale. Primo tra tutti il Qatar: se è vero che l’emirato ha fatto carte false per organizzare il Mondiale FIFA del 2022, è sempre pur vero che il PSG di Nasser Al-Khelaifi è stato uno dei pochi grandi club a resistere alla Superlega, diventando uno dei punti di forza di Ceferin nella resistenza contro la lega separatista.

Insomma il quadro è variegato e la sensazione netta che la partita sia appena iniziata.

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