(copyright: Jose Rubio Sutton Images/via Onefootball)

I segni della crisi di Evergrande sono sempre più profondi. Come riporta il Corriere della Sera, il gigante dell’immobiliare cinese ha venduto una partecipazione azionaria valutata in 10 miliardi di yuan (1,3 miliardi di euro) che deteneva nella Shengjing Bank a un gruppo finanziario statale.

La mossa ha fatto respirare il titolo sulla Borsa di Hong Kong, ma il +14% registrato è quasi niente rispetto al -80% bruciato da febbraio. Secondo il quotidiano, tuttavia, il destino dell’azienda è segnato: troppi i 305 miliardi di dollari di indebitamento. Ieri ha fatto trascorrere il termine per il versamento di una cedola da 47,5 milioni agli investitori, una settimana fa non aveva onorato un altro bond estero da 83,5 milioni.

A questo punto la clessidra comincia a scorrere. Ci sono trenta giorni prima che l’insolvenza venga dichiarata ufficialmente default, ma l’agenzia di rating Fitch ha già tratto le sue conclusioni, declassando Evergrande da CC a C. Tradotto: a un passo dalla bancarotta.

Si teme ora l’effetto a catena, generato dagli 1,4 milioni di appartamenti in costruzione già pagati, che non potranno più essere completati: Pechino vuole che l’azienda usi i fondi bancari per portarli a termine, e non per saldate i debiti obbligazionari. Nel frattempo proseguono le proteste, per ora ridotte, sotto la sede del gruppo, con il governo che monitora la situazione per evitare dibattiti pubblici sul modello cinese.

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