Adani Francia-Spagna telecronaca Rai
Lele Adani (Foto: Alberto Gandolfo/Pacific Press, via Onefootball)

«Per meritarti di connettere la gente col mondo del calcio giocato, devi evolverti: io non ho mai cercato consensi, ho sempre cercato di essere interessante e credibile. E la Rai va in questa direzione, con un grande rispetto per l’opinione libera. Se parli per avere consensi la gente lo capisce e ti abbandona. La Rai ha un valore incredibile, perché è di tutti». Così Daniele Adani, pronto all’esordio in Rai come commentatore a 90 minuto, racconta le motivazioni che lo hanno spinto a tornare in tv sulla rete pubblica dopo l’addio a Sky, in una intervista a Repubblica.

«Con me sono stati bravissimi sotto l’aspetto umano. Mentre scendevo i gradini di Wembley, pochi minuti dopo aver annunciato che quella sarebbe stata l’ultima telecronaca con Sky, ho ricevuto il loro primo messaggio. Sono stati discreti, mi hanno permesso di riflettere, senza mettermi pressioni, infatti entro a campionato iniziato. Ma tutto questo per me ha un grande valore».

«Perché è finita con Sky? Non dovete chiederlo a me. Ma non è un problema, mi hanno scritto in tantissimi, ho tanti amici lì, tecnici, persone in redazione, ragazzi che incroci nei corridoi. Sky mi ha permesso per anni di raccontare il calcio, ore è tempo di farlo in Rai».

«La BoboTv su Twitch è il futuro? Chiediamoci perché i ragazzi si rifugino su piattaforme così: dobbiamo saper parlare a 60enni e 20enni, la gente non aspetta altro che innamorarsi del calcio».

«Se ho parlato con Allegri dopo la lite? Non ci ho più parlato. Io mi auguro che si adegui al tempo: già quello che cercava lui tre anni fa era da cambiare, il calcio era già quello di Tuchel, di Klopp, ma anche di De Zerbi, Gasperini, Italiano, guardate oggi Pioli. A me va bene se dici che per te il calcio è qualcosa di diverso da quello che dico io, ma devi argomentarmelo, non toglierti il microfono, perché così togli il confronto agli spettatori».

«Ora però è troppo facile attaccare Allegri, va sostenuto. Già tre anni fa era che il calcio andava in una certa direzione: mancava il coraggio e spesso la competenza di ammettere cose che erano davanti a tutti. È molto più facile criticare superficialmente, l’opinione libera dà fastidio».

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