La vista del nuovo Tottenham Hotspurs Stadium: (copyright: Nigel Keene/via Onefootball)

Analisi a cura di arch. LUCA FILIDEI

(Master PCGdIS)

Quando un’arena, o più raramente uno stadio per il calcio, ospitano grandi eventi pugilistici, è facile sorprendersi per l’atmosfera che sono in grado di generare, attirando la nostra attenzione verso quel ring capace di rappresentare la scenografia di una storia destinata a perdurare nel tempo. È stato così per diversi incontri disputati negli States, oppure per quell’ormai leggendario match, The Thriller in Manila, disputato nell’Araneta Coliseum (Quezon City, 1960) in cui si contrapposero Muhammad Ali e Joe Frazier il 1° ottobre 1975.

Eppure, come detto, di rounds se ne sono svolti anche in strutture diverse dai palazzetti. Il già citato Ali, per esempio, incontrò Henry Cooper allo stadio di Wembley (Londra, 1923) nel 1963, e tre anni più tardi lo sfidò per la seconda volta ad Highbury (Londra, 1913), vincendo entrambi i combattimenti. Una tendenza che, sorprendentemente, ha coinvolto anche l’Italia, con lo stadio Giuseppe Meazza (Milano, 1926), convertito in occasione del match tra Duilio Loi e Carlos Ortiz il 1° settembre 1960 in un teatro del pugilato mondiale con 53.000 persone a festeggiare il titolo conquistato dal pugile italiano.

E come in quell’evento di 61 anni fa, lo spettacolo della boxe mondiale tornerà ad affollare uno stadio oggi 25 settembre, dove, all’interno di uno dei più innovativi impianti sportivi al mondo, quel Tottenham Hotspur Stadium (Londra, 2019) progettato dallo studio di architettura e ingegneria Populous, si disputerà il match tra Anthony Joshua e Oleksandr Usyk valevole per i titoli WBA (Super), IBF, WBO e IBO dei pesi massimi.

Configurato rispettando la definizione di “macchina-totale” ed esempio concreto della ricerca The Stadium of Tomorrow (realizzata proprio da Populous in collaborazione con National Geographic), si configura come un impianto destinato a rappresentare un passaggio generazionale, grazie alla capacità di sottolineare vari temi considerati ormai fondamentali per una moderna architettura dello sport. I 19 premi ottenuti (l’ultimo è il 2021 RIBA London Award) sin dalla sua apertura, avvenuta il 3 aprile 2019, confermano ciò, rafforzando l’innovazione che da sempre ha contraddistinto il concept dell’edificio.

Con una capienza di 62.062 spettatori, l’impianto è il più grande stadio per club di Londra (Wembley è principalmente destinato alla Nazionale), oltre ad essere dotato di un layout particolarmente flessibile, in grado di modificare il campo di gioco per ospitare partite della Premier League e della NFL. Tale resilienza, di certo sempre più indispensabile per un’infrastruttura sportiva contemporanea e garantita in un tempo di circa 25 minuti, permette quindi di utilizzare al meglio l’architettura, migliorando l’efficienza gestionale con un impiego intenso durante tutto l’anno.

Un’unicità, almeno in Europa, che Populous ha accompagnato con una progettazione attenta nel configurare la migliore atmosfera possibile nei match day. Attraverso un’inclinazione degli spalti pari a 35°, la massima consentita dai regolamenti inglesi, si è infatti delineato un bowl particolarmente suggestivo, caratterizzato da una straordinaria vicinanza al campo di gioco e dalla presenza della “home end”, la tribuna sud in cui 17.500 persone generano quello che i progettisti hanno denominato un “wall of sound”. Un effetto, non solo enfatizzato dalla più estesa “single-tier stand” dell’Inghilterra, ma anche dal profilo della copertura dell’impianto, studiato appositamente per amplificare il rumore all’interno dello stadio.

Ma ciò non si traduce certo in una “chiusura” dell’impianto, progettato invece seguendo le linee guida di un modello “aperto”. La permeabilità, caratteristica sempre più diffusa nelle moderne infrastrutture sportive, definisce l’involucro dell’edificio, con la finalità di mostrare ciò che avviene all’interno, rappresentando l’architettura come una “lanterna” durante le notti londinesi.

In fondo, uno degli obiettivi di progettisti e club era proprio la realizzazione di un landmark, ovvero un nuovo polo di Londra capace di rappresentare il centro di una vibrante e attrattiva comunità. E in tal senso, il raffinato inserimento del brand “Tottenham” nel design dello stadio – dal logo impresso sulla facciata ovest, alla statua-simbolo posizionata sulla copertura, fino ai colori del club che caratterizzano gli spazi indoor – rafforza questa volontà, applicando quel concetto di identità che è alla base della fidelizzazione di un cliente.

 

Allo stesso tempo, risulta importante sottolineare l’attenzione rivolta nei confronti della sostenibilità ambientale. Secondo il report 2020 Premier League Sustainability Table, pubblicato da BBC Sport, gli Spurs hanno infatti ottenuto 21 punti (sommando i punteggi di diverse categorie come “Clean Energy”, “Energy Efficiency” e “Sustainable Transport”) e conquistato il primo posto della classifica davanti ad Arsenal e Brighton & Hove Albion, entrambi club dotati comunque di un impianto di quinta generazione. Un risultato di certo raggiunto grazie alla politica attiva intrapresa dalla società, a partire dall’accordo firmato con UN’s Sports for Climate Action Framework (siglato anche da FIFA, EUFA, The FA e dalla Formula 1), e ovviamente dalla costruzione del Tottenham Hotspur Stadium.

L’impianto, progettato seguendo un approccio finalizzato a ridurre il fabbisogno energetico – attraverso l’impiego di materiali performanti sotto l’aspetto dell’isolamento termico –, utilizza al 100 % energia rinnovabile riducendo, grazie ad una serie di accortezze, l’emissione di anidride carbonica del 50 % rispetto ad uno stadio realizzato 10 anni fa. Ciò è permesso, ad esempio, dalla partnership con HPE e Aruba, che ha condotto il Tottenham Hotspur Stadium a sperimentare nuove tecnologie per ridurre il consumo di energia durante i periodi di “low activity”. Oppure dalla futura collaborazione con VivoPower, società che avvierà l’installazione di una stazione di accumulo energetico all’interno dello stadio, capace di generare 3MW seguendo la scelta già intrapresa dalla Johan Cruijff Arena (Amsterdam, 1996).

Tuttavia, di notevole interesse è anche la modalità di gestione dell’affluenza del pubblico, con l’espressa volontà, da parte del club, di favorire il raggiungimento dell’impianto attraverso il trasporto pubblico o la mobilità dolce. Molti servizi, collegati proprio a tale tematica, sono stati del resto migliorati: la frequenza degli autobus è stata incrementata e i percorsi ciclopedonali sono stati resi più efficienti, con il posizionamento di totem informativi per agevolare il raggiungimento dell’edificio. Contemporaneamente, il club ha installato delle postazioni in cui collocare in sicurezza le biciclette, avviato il progetto “Cycle To Work” e collocato delle stazioni per la ricarica dei veicoli elettrici. Delle strategie, queste ultime, che hanno portato ad una significativa riduzione del target di utenti che arrivano al Tottenham Hotspur Stadium attraverso un veicolo privato, attestata soltanto al 23 % del totale dei supporters: un dato decisamente in controtendenza rispetto al 62,5 % che caratterizzava lo storico White Hart Lane (1899).

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