Lega Serie A (foto calcioefinanza.it)

L’accordo tra La Liga spagnola e il fondo inglese di private equity CVC ha squassato il palazzo del calcio italiano. Una operazione che in Spagna attende il via libera definitivo dall’assemblea dei club, lì dove di fatto si è arenata la trattativa per la Serie A (anche se in Spagna la Liga è più forte, visto che ci sono 42 squadre e spesso le delibere passano con larga maggioranza nonostante l’opposizione delle big come Real Madrid e Barcellona), ma che sembra tuttavia già impostata verso la conclusione. Con un peso anche sul pallone italiano, visto che il fondo britannico è infatti lo stesso con cui la Serie A (insieme ai fondi Advent e Fsi) negozia, con un progetto portato in Lega dal presidente Paolo Dal Pino, da lungo tempo – ufficialmente la trattativa è ancora aperta, anche se sembra ormai quasi definitivamente arenata – ma che ora ha deciso di mettere 2,7 miliardi di per il 10% di una newco che avrà in mano la gestione degli aspetti commerciali del torneo spagnolo.

Il piano è del tutto simile a quello negoziato per la Seria A nello schema. L’offerta invece è diversa in quanto per il torneo italiano il fondo inglese ha offerto 1,7 miliardi sempre per il 10% di una newco con gli stessi poteri.

Un gap giustificato? Difficile da valutare, anche se a far pendere l’ago della bilancia verso il fronte spagnolo è il maggior peso a livello internazionale grazie a squadre quali Real Madrid e Barcellona (anche se sembrano fredde sul progetto Cvc), club che hanno vinto cinque delle ultime 10 Champions League e che possono mettere sul piatto giocatori quali Messi e magari Mbappé (uno prossimo al rinnovo a Barcellona e l’altro magari in arrivo proprio grazie ai soldi garantiti dall’accordo).

La Serie A invece l’offerta è molto più modesta. E non solo perché per trovare una squadra italiana sul tetto d’Europa biosgna tornare al 2010, ma soprattutto perché il torneo italiano ha un campione nazionale come l’Inter, che non è una sopresa tipo Lille in Franca ma che appartiene al gotha del panorama italiano e che nonostante questo ha già venduto all’estero uno dei suoi gioielli – Hakimi-  e forse sta per vendere il suo fuoriclasse più importante, Lukaku. Senza considerare che anche la Juventus, pur forte della nuovo aumento di capitale in programma da 400 milioni, valuterebbe una cessione del suo giocatore più noto, ovverosia Cristiano Ronaldo.

Un impoverimento di volti noti che peserà tantissimo quando poi i vertici della Lega Serie A dovranno rinegoziare contratti per i propri associati, sia a livello di marketing e  merchandising che di diritti tv, soprattutto all’estero.

Ma non è solo questo il punto. La trattauva tra la Serie A e  il fondo inglese si è arenata lo scorso marzo quando sette società – Juventus, Inter, Atalanta, Fiorentina, Lazio, Napoli ed Hellas Verona -, le principali oppositrici del progetto, decisero di inviare una lettera alla Lega per chiedere lo stop definitivo all’operazione con Cvc e guardare con maggior premura ai diritti tv. Una presa di posizione non immotivata, alla luce anche del fatto che ci si attendeva cifre inferiori anche dal rilancio di Dazn. Una mossa che ha aumentato gli appetiti dei presidenti.

Solo poche settimane dopo, tuttavia, si è anche capito perché le posizioni di Juventus e Inter (inizialmente favorevole) fossero rapidamente cambiate, visto che le proprietà dei due club hanno puntato con forza sul progetto Superlega. Tra gli altri club, c’è anche chi come il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis si è sempre schierato contro l’affare con Cvc, anche perché secondo alcuni addetti ai lavori sui mercati finanziario si trattava più che altro di una svendita del proprio miglior prodotto, oltre ad esserci ancora numerosi aspetti tecnici e normativi da chiarire.

Il problema però è che mentre i club di Serie A tentennavano, gli spagnoli si sono inseriti, con un progetto preso in mano dal presidente Javier Tebas: ora la Liga potrà, ad esempio, accogliere in tempi rapidi il rinnovo di Messi col Barcellona o aspettare che il Real Madrid intavoli la trattativa col Psg per portare nella capitale Mbappè. Il tutto mentre le società sono alle prese con le decisioni di vendere i propri talenti (Lukaku e Hakimi per l’Inter), scegliere di lasciarli andare via all’estero a zero (Donnarumma) o avere difficoltà nel concludere anche operazioni già intavolate e a cui di fatto mancano una manciata di milioni per chiudersi (Locatelli alla Juventus).

La Serie A è stata beffata? Non lo sapremo anche perché non avremo mai la controprova, anche perché la trattativa come detto è ancora di fatto aperta seppur arenata, ma intanto la Liga ha trovato i soldi per rilanciarsi mentre la Serie A resta, ancora, a guardare ampliarsi un gap che rischia di diventare incolmabile.

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