Roma acquisto Olimpico
Lo stadio Olimpico di Roma (foto Massimo Insabato via Onefootball)

Si dovrebbe consumare la prossima settimana l’ultimo atto sul progetto Tor di Valle della Roma, con il documento di revoca del Pubblico Interesse per il progetto del nuovo stadio, presentato ormai nove anni fa dal club giallorosso e da Eurnova.

Un percorso a dir poco complicato, che metterà fine a quel progetto, ma non all’idea di un nuovo impianto da gioco per la Roma. Come scrive Il Romanista, il club non ha intenzione di rinunciare alla possibilità di costruire uno stadio di proprietà, strumento senza il quale sembra improbabile il salto di qualità nelle ambizioni della società giallorossa.

I dirigenti hanno ribadito questa volontà, fissando alcuni punti considerati imprescindibili. Intanto uno stadio più piccolo di quello progettato da Dan Meis nel 2014, con circa 45 mila posti a sedere. Anche in questo caso si vorrebbe uno stadio solo per il calcio e con un maggiore coinvolgimento del pubblico.

Poi, dovrebbe sorgere all’interno del tessuto urbano cittadino, meglio ancora se su un’area pubblica, e meglio se già collegato con il trasporto pubblico. Un miraggio secondo molti. Un miraggio al quale però credono in tanti, soprattutto nel mondo della politica. E – rivela Il Romanista – nelle ultime ore è tornata a circolare con forza la voce che vorrebbe rifiorire l’interesse per l’Olimpico.

Una voce che trova sponde nei palazzi delle istituzioni. Lo stadio ideato nel 1927 è da quasi 70 anni casa della Roma, ed in passato è stato già al centro dell’interesse delle proprietà giallorosse. Fu soprattutto Franco Sensi a cercare di ottenere almeno la concessione della gestione dell’impianto da parte del Coni, che ne è proprietario sostanzialmente da sempre.

Gli ostacoli furono troppi ed oggi forse potrebbero apparire anche maggiori. Lo stadio infatti andrebbe ripensato profondamente, modernizzato, forse addirittura ricostruito. Ostacoli che il club starebbe valutando con calma e attenzione.

Ci sono però alcuni punti a favore, a cominciare dal fatto che lo stadio non è più da alcuni anni nella disponibilità di gestione del Coni, ma è affidato alla Sport e Salute Spa. Una società di proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di cui Stefano Scalera è stato capo di gabinetto fino a pochi mesi fa.

La stessa società da tempo sarebbe propensa a capitalizzare, per poi investire nel complesso del Foro Italico. Una soluzione che ricorderebbe da vicino quanto fatto nel 2002 a Torino con lo Stadio Delle Alpi. Lo stadio e l’area vennero ceduti dal Comune di Torino alla Juventus per 99 anni a fronte di un corrispettivo di 25 milioni di euro.

Un’impresa quindi che ha un precedente importante e che troverebbe il consenso del Coni e del Governo. E il precedente di Torino permetterebbe anche una modulazione del progetto su più fasi, partendo dall’acquisizione, per poi valutare l’eventuale demolizione in un secondo tempo.

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