Mondiali 2030 Arabia Italia
(Foto: Denis Tyrin/TASS, via Onefootball)

Che l’Arabia Saudita voglia ospitare il Mondiale è certo: prima il Times, poi il New York Times, hanno confermato la voce secondo la quale il regno del Golfo, che già ospita diversi eventi sportivi, vuole scrivere il proprio nome a caratteri cubitali nel mondo del calcio. E così, Riyad ha assoldato alcune società di consulenza, tra cui la Boston Consulting, affidando loro il compito di studiare e preparare un piano da presentare alla FIFA per la candidatura alla Coppa del Mondo 2030.

Tuttavia, il percorso non si prospetta dei più facili. La FIFA ha già assegnato un Mondiale al Golfo Persico, Qatar 2022 (odiati rivali dei sauditi), che ha scatenato qualsiasi tipo di polemica. Tra accuse di corruzione e controversie legate al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, uno dei nodi più delicati dal punto di vista sportivo riguardava il calendario: con temperature che raggiungono facilmente i 45 °C, un Mondiale nel Golfo, in pieno deserto, non si può in alcun modo disputare in estate.

Per il Qatar, la FIFA aveva deciso di modificare il proprio calendario, ma i buoni rapporti tra Infantino e il regno potrebbero non bastare per strappare una simile concessione a così poca distanza di tempo. Ma ai sauditi non mancano di certo i soldi, e nemmeno la ferma volontà di raggiungere un risultato che sarebbe così fondamentale dal punto di vista dell’immagine.

E dunque, all’interno delle notizie che riportavano l’interesse dell’Arabia per il Mondiale, viene suggerito che questo possa essere organizzato insieme a un altro Paese, possibilmente europeo. In che modo ancora non è chiaro, e restano soltanto le supposizioni: fase a gironi in Europa in estate, fase a eliminazione diretta in Arabia in inverno? Partite in Europa con stadi finanziati e costruiti dai sauditi, che legano così il loro nome al torneo? Oppure, più semplicemente, torneo interamente invernale diviso tra Europa e Golfo Persico? Tutte ipotesi, derivanti dall’evoluzione dei tornei calcistici internazionali, che potrebbero già essere al vaglio delle società di consulenza.

La Juventus alza la Supercoppa Italiana a Jeddah, Arabia Saudita (copyright: Spada LaPresse/via Onefootball)

A quale Paese europeo, quindi, potrebbero appoggiarsi i sauditi per entrare nella storia del calcio mondiale? Tutto lascia pensare che, se questa eventualità dovesse verificarsi, Riyad andrà a bussare alla porta dell’Italia.

Ad avallare questa ipotesi vi sono alcune considerazioni. Anzitutto, il rapporto calcistico tra i due Paesi: le finali di Supercoppa Italiana del 2018 e 2019 sono state disputate nel regno saudita, che ha preso il posto proprio del Qatar come sede straniera della competizione, e sempre in Arabia si giocherà anche l’edizione 2021.

Quale altro Paese ha questo tipo di rapporti con il regno? Uno solo, la Spagna. Tuttavia, la Federazione spagnola è già ufficialmente candidata a ospitare i Mondiali 2030 insieme al Portogallo, di conseguenza non potrà essere interpellata dalla controparte saudita.

Inoltre, vi è la volontà manifestata da Gabriele Gravina di riportare un grande evento calcistico in Italia. Il presidente della FIGC, qualche giorno fa, rilasciava queste dichiarazioni: «L’Italia ha bisogno di un grande evento, lo merita, ci manca da tantissimi anni. È il mio obiettivo e ci sto lavorando già da tempo, nella speranza di trovare adesioni fondamentali per avere un’assegnazione che il nostro Paese merita e deve avere e che consentirà all’Italia di poter, almeno in maniera parziale, risolvere il problema delle infrastrutture».

Parole che potrebbero aver instillato più di un pensiero nelle menti della federazione saudita. Si tratta, ovviamente, soltanto di supposizioni, ma nel calcio di oggi non si può escludere nulla. Da un lato vi è la certezza sulla volontà dei sauditi di entrare nell’élite del calcio mondiale, dove gli odiati vicini del Qatar, tra proprietà in Europa e Coppa del Mondo, sono già presenti da più di un decennio; tutto questo si aggiunge alle due considerazioni di cui sopra, lasciando presuppore che questa alleanza tra Roma e Riyad possa venire proposta.

Dall’altro vi sono le perplessità. Oltre alle grandi difficoltà sportive e logistiche dettate dal ripetere un Mondiale nel Golfo a così poca distanza di tempo, sorgono dei dubbi sul fatto che l’Italia accetti, nel caso, di sposare la causa calcistica di un regime così controverso, accusato di voler fare sport-washing al pari delle monarchie del Golfo.

Il termine sport-washing è stato coniato dalle organizzazioni per i diritti umani, al fine di indicare il fenomeno per cui un governo sfrutta lo sport per ripulire la propria immagine e distogliere l’attenzione dai suoi aspetti più negativi e criticati. Ma il calcio del nuovo millennio ci ha stupiti più di una volta: chissà che non ricapiti ancora.

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