Giuseppe Marotta-Steven Zhang (foto Daniele Buffa/Image via Onefootball)

“La Superlega è stata un atto di grande disperazione di 12 club a causa della mancanza di sosteniblità del sistema. Sono i più esposti sul fronte dei costi e si sono accorti che dopo la pandemia l’indebitamento era aumentato a causa dei mancati introiti. C’è stato questo atto fatto non razionalmente ma ha lanciato un segnale, perché oggi il modello del calcio europeo non funziona. Devono intervenire le istituzioni per creare modello sostenibile”. Lo ha detto l’ad dell’Inter Beppe Marotta, intervistato durante “Lo sport che verrà”, evento organizzato dal Foglio Sportivo.

“Come esce il calcio italiano dalla pandemia? Innanzitutto penso che bisogna rivolgere plauso a istituzioni e club per come si è andato avanti. Difficoltà erano tantissime, c’era tensione e paura anche legata al contagio che poteva coinvolgere famiglie. Io stesso ho avuto il Covid in maniera pesante e ringrazio Dio di esserne venuto fuori bene seppur ne abbia ancora conseguenze”, ha proseguito.

“Queste pandemia ha incrementato situazione di difficoltà in cui verteva già mondo del calcio. Oggi siamo davanti a situazione molto preoccupante, modello di riferimento che non dà più sostenibilità a livello di costi e non riesce a valorizzare al massimo le nostre risorse, che sono di due tipi: botteghino e diritti tv. Noi come Inter solo per mancato introiti -70 milioni, di conseguenza questa voce significa pari a 4 mensilità. Il Covid, nel calcio, ha accentuato una situazione di malessere finanziario ed economico.

“In questa situazione va acculturato anche il tifoso. Se io esco, trovo un tifoso dell’Inter e gli chiedo se preferisce avere società in crisi finanziaria che porta a vincere lo scudetto o preferisci società virtuosa ma che viene rilegata a 5/6° posto, la risposta sarebbe prima. È normale che il fenomeno calcio sia un contenitore di emozioni e spesso non sia accompagnato da discorsi razionali. Il costo del lavoro però sta prendendo una piega pericolosa e non corrisponde sempre a disponibilità finanziaria dei club, quindi indebitamento aumenta perché gli stipendi valgono 60/65% fatturato. Uma azienda normale sarebbe al limite del default”.

“Cosa diciamo ai tifosi? Ieri c’è stata una contestazione, o meglio una manifestazione di protesta. La cosa più semplice era confrontarmi con i rappresentanti, ho fatto fotografia della situazione della società che oggi sta passando momenti di difficoltà. Hanno capito e compreso dfifficoltà, pur affermando giustamente che il blasone e la storia dell’Inter non può essere mai messo in discussione. Nonostante nel mondo del calcio vige la regola che chi più spende più vince, si può vincere anche senza fare grossi investimenti ma facendoli nelle risorse umane. I giocatori è normale che devono essere sensibilizzati, è una attività che da luglio come federazione porteremo avanti per ridurre costo del lavoro”.

“Salary cap? Dal punto di vista giuslavoristico non è semplice, non si può mettere tetto ai salari. Si può fare come si sta facendo adesso con Figc che ha introdotto norma per limitare costi e ridurli nelle prossime stagioni. Deterrente che possiamo utilizzare nel momento delle negaziozianoi coi giocatori”, ha concluso.

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