EURO 2028 Italia
Gabriele Gravina (copyright: Alessio Marini/via Onefootball)

Il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, ha rilasciato alcune dichiarazioni in occasione di “Lo sport che verrà”, evento organizzato dal Foglio Sportivo che si è tenuto oggi. Tra i temi toccati durante il suo intervento, anche EURO 2020, il salary cap e le riforme.

«Chi ha memoria ricorderà come alla ripartenza, per definire la chiusura del campionato 19/20, ho lanciato un grido di allarme preoccupato su difficoltà del campionato che avremmo dovuto affrontare per la stagione 2020/21 che si è appena conclusa», ha esordito.

«Ragioni fondate non solo su ansie derivanti da tensioni della stagione 19/20, ma soprattutto su prospettiva, difficoltà economico-finanziarie, su una pandemia ingovernabile. Non riuscivamo a governare tutti processi. Erravamo tutti molto preoccupati tra partenza in ritardo, calendario intasato, ma il risultato è stato straordinario», ha aggiunto.

«Abbiamo vissuto con grande preoccupazione durante lo scorrere delle partite e delle gare ma devo dire che domenica dopo domenica il campionato è stato avvincente e ha regalato incertezza fino all’ultimo minuto. Unico neo molto importante, la carenza e impossibilità di partecipazione dei tifosi: siamo partiti con quelle 1.000 presenze che abbiamo dovuto abbandonare, è stata l’unica pecca di questo campionato», il rammarico di Gravina.

Su EURO 2020 «siamo pronti. La struttura è organizzata e sta dando dimostrazione di capacità ed efficienza. Siamo impegnati nel garantire massima sicurezza, massima tutela della salute non solo ai protagonisti ma di tutti coloro che potranno partecipare. Il 25% di partecipazione dei tifosi sarà un evento esplosivo, forse non saremo più abituati a tanto entusiasmo nei nostri stadi ma sarà sicuramente un momento di grande esaltazione e grande valore aggiunto per la competizione».

Poi, Gravina ha parlato di Superlega: «Abbiamo preso spunto da un evento che ha destato grandissima preoccupazione a livello europeo, il progetto Superlega è stato un evento che ha creato fibrillazione in 48 ore di grande tensione governate molto bene dalla UEFA, riuscita a dare un segnale importante di grande partecipazione da parte di politica e tifosi».

Per il presidente della FIGC, «l’evento, in tutta la sua negatività, ha generato momenti di grande riflessioni in chi ha voglia di ispirarsi al senso di responsabilità. Siamo preoccupati perché quando percepisci che 12 società sono tra le 14 più indebitate nel mondo e ritengono che attraverso un progetto alternativo avviano un percorso che mira a incrementare le risorse trascurando una politica di contenimento costi, è qui che dobbiamo fare una riflessione».

«Sono convinto che nell’ambito di una economia di libero mercato (i club) devono certamente puntare a valorizzare il proprio brand per implementare i ricavi ma non bisogna dimenticare che il posizionamento del prodotto sui mercati, a fronte di ricavi, senza controllo e contenimento dei costi non serve a nulla, anzi peggiora la situazione», ha spiegato ancora.

Il presidente federale ha parlato infine di costi e dell’idea di un salary cap: «La mia proposta è quella di cominciare a mettere sotto controllo la politica dei costi. Non potendo ispirarci a un salary cap vero e proprio perché potrebbe entrare in rotta di collisione con le norme europee o che disciplinano la libera economia di mercato. L’idea di porre un limite nel non superare i costi della stagione 2020/21 per la stagione 2021/22 è un primo step, puoi superarlo se vuoi dando garanzie reali o mettendo risorse di finanza vere».

«Per quanto riguarda la norma nel 2022/23 si scende al 90% e poi 80% nella stagione successiva. Questo aiuterà a calmierare per il futuro la politica dei costi, ma c’è un altro elemento su cui faremo grande attenzione e cercheremo di portare avanti per sensibilizzare i cosiddetti mezzi di produzione. Non possiamo pensare che il costo del lavoro incida con percentuali così alte sul fatturato al netto delle plusvalenze. Dobbiamo capire che tutti devono fare sacrifici, tutti. I dirigenti devono fare maggiore attenzione a costi e ricavi. Non dobbiamo mai dimenticare che ci sono assunzioni di impegni onerosi da parte delle società sulla base di ricavi che non ci sono stati. In un momento pre-pandemia, questo va tenuto in considerazione», ha concluso.

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