Superlega decisione Unione europea
Il logo della Super League

Condivisione dei ricavi e un tetto alle spese (anticipato da Florentino Perez, che ha parlato di limiti agli stipendi e altre spese pari al 55% del fatturato dei club): sarebbero queste le chiavi principali della Superlega, il torneo annunciato da 12 top club europei e che andrebbe a rivoluzionare il mondo del calcio.

Le modalità di distribuzione delle risorse sono state confermate dal Financial Times e richiamano molto la struttura dei principali campionati sportivi statunitensi. Nonostante il clamore tra i fan, la politica del pallone e gli esperti, i club della Superlega stanno portando avanti un progetto che potrebbe portarli a raccogliere fino a 4 miliardi di euro a stagione tra diritti tv e sponsor.

Una cifra doppia rispetto a quella distribuita dalla Champions League, la principale competizione per club del continente. Secondo il quotidiano finanziario britannico, i 15 “club fondatori” della Superlega condivideranno il 32,5% di questi ricavi commerciali.

Un ulteriore 32,5% sarebbe distribuito tra tutte le 20 società partecipanti, comprese le cinque invitate a giocare nella competizione ogni anno. Il 20% delle entrate sarebbe assegnato in base al merito o sulla base della performance nella competizione. L’ultimo 15% sarebbe condiviso in base all’audience televisivo.

Secondo indiscrezioni, il modello di distribuzione assicurerebbe al vincitore del torneo premi per 1,5 volte rispetto al club che andrebbe a incassare meno. Nella sua struttura, il modello si avvicina molto a quello delle leghe statunitensi come NBA ed NFL.

Tornei in cui le franchigie stipulano accordi commerciali congiunti e utilizzano contratti collettivi con i giocatori e altre misure per livellare il gioco. Queste competizioni sono “chiuse”, il che significa che alle società viene garantito il loro posto ogni anno, assicurando ricavi affidabili e profitti costanti per i proprietari.

Nel caso della Superlega si tratterebbe però di una vera e propria rottura con il modo in cui il calcio europeo è stato governato negli anni, con la sua struttura “piramidale” che garantisce a qualsiasi squadra, attraverso il successo in campo, la possibilità di raggiungere i massimi premi.

Un’altra caratteristica comune delle franchigie statunitensi sono i rigorosi limiti di spesa. I club della Superlega si sono impegnati a utilizzare solo il 55% dei loro ricavi per le spese sportive, come gli stipendi dei giocatori, i trasferimenti e le commissioni agli agenti. I club europei in genere spendono tra il 70 e l’80% per il personale (la UEFA raccomanda un limite del 70%).

Infine, i club della Superlega avrebbero anche firmato una clausola di “perequazione fiscale” in modo che «l’imposta sul reddito sugli stipendi sia normalizzata e calcolata a un tasso del 45%». Ciò garantirebbe che i club in Spagna, dove i calciatori pagano un’aliquota fiscale più elevata rispetto all’Italia o all’Inghilterra, non siano in svantaggio competitivo al momento della valutazione dei limiti di spesa.

GUARDA IL GRANDE SPORT DI SKY IN STREAMING SU NOW. CLICCA QUI E SCOPRI L’OFFERTA GIUSTA PER TE