Diritti Tv Superlega assemblea
(Andrea Staccioli / Insidefoto)

Prosegue la battaglia per i diritti Tv della Serie A per il ciclo 2021-24. Sky e Dazn – candidate a mettere le mani sui pacchetti per i prossimi tre anni – si sfidano anche sul terreno tecnologico. Oggi andrà in scena un’altra assemblea per cercare di assegnare i diritti, ma diversi sono i quesiti dietro le quinte.

Come riporta MF-Milano Finanza, una delle domande che si pongono appassionati e addetti ai lavori riguarda l’affidabilità del servizio di streaming rispetto a quello più rodato e consolidato della trasmissione satellitare.

Per questo motivo Dazn ha scelto Tim come partner tecnologico. L’obiettivo di quest’ultima, spiega il quotidiano, è presentare soluzioni innovative per il mercato italiano per garantire un’esperienza online comparabile a quella del satellite.

Le parole chiave sono Multicast e Cdn, acronimo che sta per «content delivery network», due tecnologie grazie alle quali l’accoppiata Tim-Dazn è convinta di poter sfatare il mito dello streaming instabile. Il tutto se ovviamente prima la piattaforma riuscirà ad acquisire i diritti.

Lato economico, infatti, resta sul tavolo l’offerta da circa 840 milioni all’anno per 7 partite in esclusiva a cui si aggiungerebbero altri 70 milioni da parte di Sky per tre in contemporanea (totale 910 milioni). D’allaltra parte Sky ha offerto 750 milioni per 10 partite non in esclusiva e 70 milioni per la creazione del canale di Lega.

Il tutto senza dimenticare che – a fianco di Dazn – è scesa in campo anche Tim (già alleata commerciale), che secondo indiscrezioni investirebbe nel progetto altri 340 milioni annui e che come detto sta lavorando per introdurre una serie di miglioramenti per la fruizione di contenuti in live streaming.

In sostanza si andrebbe a semplificare la tecnologia passata, che prevedeva una sessione di invio dati per ogni utente connesso (modello Unicast), esponendo la rete a maggior carico. L’applicazione del modello Multicast consentirebbe la distribuzione del segnale in maniera capillare, decongestionando la rete e garantendo uno streaming ottimale per la quasi totalità dei clienti.

Per chi per motivi tecnici fosse costretto invece a rimanere in modalità Unicast, Tim starebbe invece ipotizzando di applicare il modello Cdn, che permetterebbe di creare un percorso preferenziale per il segnale video.

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