Aereo Lazio indagini
(Fonte: SS Lazio, profilo Twitter)

Aereo Lazio indagini – Le Procure di Roma, Catania e Brescia avrebbero messo nel mirino gli affari della famiglia Di Grandi di Modica (Ragusa) attiva tra siderurgia, immobiliare, resort turistici e commercio di materiali ferrosi, oltre che nei trasporti aerei con la compagnia bulgara Tayaranjet.

Lo scrive il Fatto Quotidiano, ricordando che quest’ultima è proprietaria dell’aereo utilizzato dalla Lazio – un Boeing 737 – per le trasferte europee e per alcuni viaggi sul suolo italiano. I pm della Capitale indagano sui rapporti tra patron del gruppo, Vincenzo Di Grandi, e Antonio Morabito, ex ambasciatore nel Principato di Monaco, sotto inchiesta per corruzione.

I pm di Catania indagano invece sulla decozione di molte delle 200 società collegate alla famiglia siciliana anche attraverso Mosteel, impresa attiva nelle aste fallimentari su aziende dell’acciaio. Nelle scorse settimane perquisizioni locali e informatiche hanno portato al sequestro di un’enorme mole di documenti.

La Procura etnea ha poi già recapitato la richiesta di rinvio a giudizio per traffico illecito di rifiuti al 32enne Paolo Di Grandi, amministratore di Hadid Mediterraean Steel e ad della Tayaranjet (società non coinvolta in nessuna indagine), alla quale fa capo l’aereo della Lazio.

Da Modica a Malta, la storia dell’aereo della Lazio

Infine, a Brescia s’indaga su un’altra società siderurgica collega al gruppo, la Bredina. Oltre a Tayaranjet, controllata tramite una rete di scatole cinesi, in Bulgaria i Di Grandi vantano anche una joint venture per produrre auto elettriche tra la Hadid e la sino-coreana Songuo Motors. Ma Vincenzo Di Grandi puntava sull’Africa, come emerge dagli atti dell’indagine della Procura di Roma.

Grazie a Morabito, l’imprenditore avrebbe incontrato diversi diplomatici per espandere il raggio d’azione della Hadid. Di Grandi – si evince dalle intercettazioni – era interessato “a grosse operazioni” e per realizzarle cercava “un aggancio a Roma”.

Per favorirle, secondo la Procura della Capitale, sarebbe intervenuto Morabito che avrebbe asservito “stabilmente la sua funzione agli interessi personali del Di Grandi e di Nicolò Corso”, ritenuto suo stretto collaboratore. In cambio, lo stesso Morabito avrebbe incassato 12 mila euro partiti dalla Hadid e mille dalla Studio Fc Associati di Corso come “rimborsi spese”, “prestito” e “finanziamento”.