Premier League clausola Covid
(Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

L’avvocato Andrea Bozza, partner dello studio legale Osborne Clarke, specializzato nelle tematiche di diritto sportivo e mercato, ha commentato per Calcio e Finanza le nuove norme dalla federazione inglese riguardo il sistema di trasferimento e tesseramento dei calciatori stranieri.

La federazione calcistica inglese (FA) ha annunciato una radicale riforma post-Brexit che comporterà una totale rivisitazione delle regole riguardanti il trasferimento ed il tesseramento di giocatori stranieri da parte dei club della Premier League e dell’English Football League: a partire dalla finestra invernale di gennaio 2021, infatti, le società inglesi non potranno ingaggiare giocatori stranieri fino al compimento di 18 anni, mentre tutti i trasferimenti da campionati dell’Unione Europea saranno soggetti a permessi di lavoro che saranno assegnati utilizzando un sistema basato sull’assegnazione di punti.

Il nuovo sistema, che entrerà in vigore una volta terminato il periodo di transizione del Regno Unito nel contesto del processo della Brexit (il 31 dicembre 2020), è stato approvato dal Ministero degli Interni, e vedrà i club della Premier League limitati ad ingaggiare non più di tre giocatori stranieri di età inferiore ai 21 anni nella prossima finestra di mercato, ed un totale di non più di sei per stagione sportiva.

Si tratta di una riforma assai discussa, e per certi aspetti controversa, che potrebbe avere notevoli effetti a valle sullo storico predominio dei club inglesi sui loro rivali europei. Progettato per incoraggiare i club a produrre più talenti domestici, analogamente alle attuali normative che richiedono ai giocatori di paesi extra-UE di aver giocato un’alta percentuale di partite internazionali, il piano di Governing Body Endorsement (GBE) contempla un sistema basato su un punteggio determinato da una serie di criteri, tra cui:

  • le presenze internazionali senior e giovanili;
  • la “qualità” del club venditore, in base al campionato di appartenenza, alla posizione del medesimo in campionato nonché alla progressione nelle competizioni continentali (Champions League, Europa League); e
  • le presenze in campo del calciatore, sulla base del minutaggio collezionato in gare del campionato nazionale e delle competizioni continentali.

I calciatori dovranno necessariamente raggiungere la soglia di 15 punti per ottenere un permesso di lavoro per il Regno Unito. Nel comunicato congiunto di FA, Premier League ed English Football League si legge che “i giocatori che accumulano la quantità richiesta di punti guadagneranno automaticamente un GBE, mentre i giocatori appena al di sotto di tale soglia possono essere considerati per un GBE da un panel che valuterà la applicabilità di un’eccezione”, con l’obiettivo di consentire il “reclutamento dei migliori giocatori di tutto il mondo per allenarsi e giocare insieme a talenti nostrani”.

Parallelamente, è opportuno sottolineare come l’uscita del Regno Unito dall’UE significherà anche che i club non saranno più in grado di ricorrere alla cosiddetta “EU exception” prevista dall’articolo 19 RSTP (Regulations on the Status and Transfer of Players) della FIFA, e così non potranno ingaggiare giocatori dall’estero (quindi anche dall’UE) fino a quando non avranno compiuto 18 anni.

Richard Masters, amministratore delegato della Premier League, ha inoltre rimarcato come l’accordo raggiunto con la FA potrà essere ridiscusso ed emendato dopo la finestra di trasferimento di gennaio 2021.

“Da un punto di vista di analisi sistematica – sostiene Andrea Bozza – la mia impressione iniziale è che, tutto sommato, questo sistema potrebbe incidere in negativo sulla capacità della Premier League di attrarre “talenti sommersi”; l’attività di scouting, infatti, si risolve anche attraverso un esercizio di investimento dinamico e prospettico, che farebbe fatica a coesistere con le maglie di una regolamentazione basata sul dato (spesso rigido, per quanto significativo) dei punti”.

bozza capello osborne clarke
Andrea Bozza

Circa gli effetti sugli altri campionati, ed in particolare sulla nostra Serie A, l’Avvocato Bozza ritiene che “sebbene gli effetti della Brexit sull’attrattività complessiva della Premier League possano essere considerati come una “esternalità positiva”, l’impatto tangibile sulla crescita del nostro campionato negli anni a venire resti condizionato al realizzarsi di quattro condizioni cumulative, ossia (1) una migliore gestione centralizzata ed aumento esponenziale dei ricavi dalla vendita dei diritti televisivi, (2) un sostegno ancora più convinto alla modernizzazione degli impianti sportivi, (3) un parziale (per quanto essenziale) passaggio generazionale nella struttura delle direzioni sportive dei club italiani, e (4) una regolamentazione nazionale sugli agenti calcistici che non scoraggi le operazioni internazionali”.