quanto guadagna dal pino
Il presidente della Lega di Serie A, Paolo Dal Pino (Photo Andrea Staccioli / Insidefoto)

Il presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino, è intervenuto durante un’intervista di Ivan Zazzaroni a SportLab, l’evento digitale dedicato al futuro dell’industria dello sport per i 75 anni di Tuttosport e Corriere dello Sport-Stadio.

A causa della pandemia «l’industria del calcio è entrata in un tunnel complicato, ma l’entusiasmo di chi lavora nel nostro mondo ci sta spingendo avanti. Anche in questo momento, in cui ci sono ancora polemiche quasi quotidiane e posizioni diverse, mi sembra che si debba guardare a quello che succede in Europa», ha esordito.

«Nessuno si permette neppure di pensare di fermarsi. Bisogna andare avanti per chi sta a casa, lo sport aiuta ad alleviare la situazione attuale», ha sottolineato il presidente della Lega Serie A.

Dal Pino è intervenuto anche a proposito della questione fondi: «La lega è un organismo sportivo che organizza il campionato di calcio e quindi ha una direzione che si occupa dell’elemento sportivo. Contemporaneamente è responsabile della commercializzazione dei diritti sportivi per conto delle squadre», ha detto introducendo l’argomento.

«In tutti questi ultimi anni – ha spiegato – è stato fatto attraverso intermediari che aiutassero la lega a cedere questi diritti a Sky, a DAZN e a diversi operatori. All’estero c’è invece IMG che distribuisce le gare su scala internazionale».

«Ora vogliamo controllare noi direttamente questo processo, con una società controllata al 90% della lega e al 10% dai fondi. La lega stessa con la media company deciderà il proprio destino. Oggi pensare di lanciare un prodotto e distribuirlo su piattaforma satellitare e basta è una limitazione per noi e per i consumatori», ha chiarito.

Sul rapporto con la Serie B, Dal Pino ha le idee chiare: «E’ evidente che nel momento in cui si riuscisse a definire un percorso vero per la media company, e qualora questa acquisisse risorse con un piano editoriale definito, la Serie B non potrebbe che trarne vantaggio».

In chiusura, un pensiero sul ruolo del calcio: «Il calcio è un linguaggio che apre delle porte e quello italiano può aprire molte porte soprattutto all’estero. Penso per esempio alle telecomunicazioni, a Telefonica, che è entrata nel calcio spagnolo e si è presa l’America Latina. Il calcio è un’industria e il mio auspicio è che lo si riesca a trasformare in un’industria di successo riuscendo ad assimilare nei prossimi mesi una serie di concetti sui quali abbiamo lavorato in questi mesi».