Barcelona's Argentine forward Lionel Messi walks on the pitch during the UEFA Champions League football match between FC Barcelona and Ferencvarosi TC at the Camp Nou stadium in Barcelona on October 20, 2020. (Photo by LLUIS GENE / AFP) (Photo by LLUIS GENE/AFP via Getty Images)

Javier Tebas ha rilasciato un’intervista ad AFP, in avvicinamento al Clasico Barcellona-Real Madrid, che si disputerà senza pubblico: «Qualsiasi partita di calcio perde importanza se si gioca senza pubblico. Ma il Clasico resta il Clasico. Credo che dopo più di 300 partite giocate a porte chiuse, sia stato dimostrato che lo spettacolo offerto dai giocatori in campo rimane lo stesso», ha esordito.

«E il pubblico lo dimostra – ha aggiunto –, la gente guarda. Il Clasico è la partita di calcio tra i club più importanti al mondo. È un marchio ormai ben identificato, e attorno al quale gravitano diverse persone».

Sull’impatto della pandemia sui club, Tebas ha spiegato: «L’anno scorso i nostri club hanno perso circa 600 milioni di euro. In questa stagione, se tutto continuasse a questi livelli fino alla fine, saremo vicini a 1 miliardo di perdite. Ci auguriamo di poter recuperare una parte a gennaio o febbraio, appena ci sarà un vaccino, con una presenza limitata di pubblico negli stadi. In questo caso, stimeremmo le nostre perdite intorno ai 600 milioni di euro in questa stagione, ma tutto dipenderà dal pubblico negli stadi».

Messi ha dichiarato di voler lasciare il Barcellona in estate: «Penso che se Messi lascia il Barca, il marchio Messi-Barcelona, che esiste e funziona molto bene in tutto il mondo, ne rimarrebbe molto colpito. Credo che Messi debba riflettere attentamente su ciò che vuole fare».

E sulla possibilità che la stella argentina se ne vada, Tebas ha aggiunto: «Non sarebbe un dramma. Cristiano Ronaldo se n’è andato, Neymar se ne è andato, e non è stata una tragedia. Neymar è partito per il PSG, e non credo che il campionato francese sia ora posizionato sul fronte della scena internazionale. È la realtà. Chi pensa che i giocatori siano quelli che fanno i campionati o il marchio di una competizione si sbaglia».

Chiusura dedicata all’idea di una Superlega europea: «Secondo me, queste sono solo tattiche di pressione. Tutto è talmente clandestino che, come ho detto, mi sembra un’idea che si ha in un bar alle cinque del mattino. I grandi club europei pensano che l’ecosistema che abbiamo creato, con campionati forti e la Champions League, funzioni ancora. Quindi se funziona, perché cambiarlo?».