Juventus streaming DAZN
(Photo by MIGUEL MEDINA / AFP) (Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Uno dei protagonisti dell’assemblea dei soci della Juventus in programma domani è sicuramente Lindsell Train Limited, il fondo inglese che è il secondo azionista (con l’11,3% del capitale) del club bianconero alle spalle di Exor, holding della famiglia Agnelli-Elkann che detiene il 63,8% dei titoli della Vecchia Signora.

Ma chi è Lindsell Train? Si tratta di una società di investimento mobiliare fondata nel 2000 dai broker Michael Lindsell e Nick Train che dopo aver lavorato insieme nelle maggiori istituzioni finanziarie della City si sono messi in proprio. La società (specializzata soprattutto nella gestione di mandati di investimento per conto di clienti istituzionali) è al 72,5% ancora nelle mani dei due fondatori ed è indubbiamente andata molto bene negli anni se i suoi fondi di investimento (Lindsell si concentra di più sul global equity mentre Train sul mercato britannico) hanno ottenuto molti riconoscimenti nella capitale britannica.

Non a caso l’ultimo bilancio, che si è chiuso il 31 gennaio 2020, ha registrato un fatturato di 111 milioni di sterline e un utile di oltre 59 milioni di sterline. A riprova della bontà della gestione. E al 30 giugno 2020 gli asset in gestione assommavano a 21,7 miliardi di sterline

Restano meno chiare però, stando a quanto dichiara la stessa società londinese nelle sue pagine di presentazione, le ragioni del loro  investimento nella Juventus. Lindsell Train si presenta infatti come una società che investe in maniera selettiva e nel lungo periodo. Non solo, ma ha tra i suoi criteri di investimento le società che generano cassa in maniera consistente e che hanno un punto di forza nella distribuzione dei dividendi. Queste però non sono condizioni che il titolo Juventus soddisfa pienamente nonostante l’ottima gestione sportiva che ha portato il club a dominare il campionato dal 2011 in avanti.

La società bianconera, che negli anni sino al 2015, aveva messo in atto un ottimo percorso di risanamento in questi anni passando dalla perdita di oltre 95 milioni della stagione 2010/11 all’utile di 2,3 milioni di quella 2014/15, è tornata negli ultimi esercizi a generare perdite chiudendo il 2019/20 con un rosso di 89 milioni.

Non solo, ma la Juventus non distribuisce dividendi normalmente. Anche se va riconosciuto il grande apprezzamento del titolo in borsa nel lungo termine con l’azione che nel 2015 trattava sugli 0,2 euro e ora è quasi a 0,80 euro.