Quarantena asintomatici
Un operatore sanitario alle prese con un tampone per il coronavirus (Photo Samantha Zucchi Insidefoto)

Serie A spesa tamponi – La positività di Zlatan Ibrahimovic al Covid-19 ha ricordato al calcio italiano che la formazione la fanno i tamponi, e nessuno vorrebbe trovarsi nella medesima situazione del Milan che dovrà rinunciare al suo uomo di riferimento, non solo offensivo, con tre partite da giocare in sette giorni.

Pioli ha dovuto fare a meno dello svedese già nella sfida di ieri sera, valida per il terzo preliminare di Europa League, vinta dal Milan per 3 a 2 contro il Bodo/Glimt. Con Rebic squalificato, a San Siro ha dovuto giocare il 18enne Lorenzo Colombo.

Una situazione che mette in allarme tutti i 20 club di Serie A: il risultato dei tamponi arriva solo a poche ore dal match, il rischio è trovarsi all’ultimo istante a giocare una sfida decisiva, dovendo rinunciare magari ad alcuni dei giocatori chiave, con la formazione decisa dai test.

I calciatori sono forse il settore in Italia più controllato, con un tampone ogni 4 giorni. Ma può capitare da un giorno all’altro che un giocatore risulti positivo, come è successo a Zlatan, il quale ha dichiarato: Sono stato testato negativo al Covid ieri e positivo oggi”.

Da giugno, ogni calciatore si è sottoposto a 30 tamponi, circa 1500 tamponi a club, per un totale di 30 mila test a 120 euro ognuno. Costo complessivo: 3,6 milioni, scrive Repubblica.

Il Torino, che ha fuori un giocatore ed è al terzo caso da agosto, ha iniziato a porsi il problema dell’eccessivo numero di positività in squadra, e il presidente Cairo ipotizza di chiedere il rinvio di una partita. Per la Figc però la questione non esiste: i positivi sono trattati come semplici infortunati, non è previsto il rinvio automatico (in Europa lo ammette solo la Francia, con 4 positività), basta poter mettere in campo 13 calciatori, con un portiere.