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Neymar e Mbappe (Photo by ANNE-CHRISTINE POUJOULAT/AFP via Getty Images)

Il Bayern Monaco è arrivato in finale spendendo solo 100 milioni di euro, mentre il Paris Saint Germain ne ha ha spesi 1,3 miliardi: il tema degli ultimi giorni verso la finale di Champions League sembra questo.

Un tema che, leggendo i bilanci dei due club nelle ultime stagioni, emerge in modo chiaro, anche se la situazione generale è differente.

Partiamo dagli investimenti, nel periodo dal 2010/11 al 2018/19, che confermano la tesi iniziale:

  • Il Bayern contabilizza 483M€ di ammortamenti nel periodo a fronte degli 849M€ del PSG (cifra che contiene anche il costo degli agenti).
  • Anche utilizzando i dati di Transfermarkt, il PSG ha investito molto di più (824 vs 321, 2.5x) nel periodo, mentre il Bayern non ha sicuramente investito “solo” 100 milioni (per l’undici iniziale, certamente, ma c’è l’intera rosa da considerare).

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Ci sono diversi fattori però da considerare:

  • il PSG parte da “molto più indietro”, mentre il Bayern fa tre finali di Champions League tra il 2010 e il 2013 ergo i parigini devono scontare il prezzo della rincorsa (vincere, e vincere sempre, costa);
  • il Bayern prende a parametro zero giocatori come Lewandowski, Rudy (rivenduto a 16), Rode (rivenduto a 12) e Goretzka mentre il PSG firma “solo” Buffon, Dani Alves (due “fine carriera”), Ben Arfa, Choupo Moting e Herrera (fuori perimetro dell’analisi tra l’altro) ergo i bavaresi scontano dal valore sopra menzionato questi investimenti (anche un prestito biennale di James) e non contabilizzano ammortamento;
  • il peso di Neymar e Mbappè sull’analisi è innegabile (su 500 milioni di differenza negli investimenti, 400 milioni fanno riferimento solo a loro due) e in questo punto a sua volta dobbiamo considerare due aspetti:
  1. la giovane età che diluisce l’investimento negli anni di attività (o da valore residuo incaso rivendita), l’investimento andrebbe considerato sull’orizzonte temporale di vita utile del bene o di carriera dal calciatore e contestualizzato ad altri aspetti (ad esempio se il Paris evita investimenti negli anni perché Mbappè e Neymar sono giovani e performanti, ci sarà sicuramente un beneficio in futuro derivante da un’operazione in meno da dover sostenere);
  2. il valore del prezzo dei cartellini che, essendo del periodo 11/12 – 17/18 sostanzialmente parametrato alla crescita del fatturato (CAGR top-5 league di ricavi netti +9% vs CAGR valore delle transazioni sempre nelle top-5 league +9,7%) incide e non poco se correlato alla tempistica dell’operazione (ad esempio se il PSG fosse stato già nell’élite dei club europei Neymar all’inizio dell’analisi sarebbe costato 120M€ e Mbappè 78M€, al netto dell’inflazione, e ovviamente al netto dell’età del calciatore stesso).

Tocchiamo ora un altro aspetto: il costo del personale, che, rispetto agli investimenti, è estremamente simile tra i due club.

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Quindi il Bayern avrà anche pagato l’undici titolare 100M€ (con due parametri zero dal peso non banale), ma verso in stipendi per la rosa sostanzialmente la stessa cifra del PSG. Lo scarto delle 9 stagioni oggetto d’esame è 37 milioni, ovvero circa 4 milioni all’anno, sostanzialmente alla pari.

Un ultimo aspetto potrebbe essere il fatturato netto, la struttura dei ricavi.

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Anche in questo caso i club sono molto simili, e si può chiaramente vedere la rincorsa effettuata dal PSG dalla stagione di partenza ad oggi, spinta dai ricavi provenienti dal Qatar. Complessivamente il Bayern ha avuto un fatturato maggiore nel periodo, ma in virtù di questo ragionamento.

Non può che essere sottolineato il tema del Fair Play Finanziario: se da un lato è evidente il peso degli emiri per i conti del PSG, dall’altro c’è anche da considerare il fattore soci per il Bayern, considerando che Adidas, Audi e Telekom non solo sono sponsor dei bavaresi ma sono anche soci (all’8.33% cadauna) e soprattutto sono sponsor anche di altri club.

Ricapitolando: finale agguerrita e molto equilibrata.