Perché Rangnick non ha firmato col Milan
Ralf Rangnick (Photo by Maja Hitij/Bongarts/Getty Images)

«Nella vita una delle mie regole è: non parlare di chi non conosci personalmente. E da parte mia non è mai stata detta mezza parola sul Milan, mai. Posso parlare di Maldini ex giocatore: è stato straordinario, una leggenda vera e propria». Così Ralf Rangnick, in una intervista alla Gazzetta dello Sport. Il manager tedesco torna a parlare dopo la trattativa sfumata con il club rossonero.

«Ma non posso dire lo stesso da direttore sportivo: semplicemente, non lo conosco in questo ruolo. Da esterno ci si può chiedere se la proprietà è contenta dei risultati in rapporto al denaro investito negli ultimi anni. Io causa del divorzio tra Zvone e il Milan? Dovete chiedere a chi rappresenta il club».

«Il Milan deve porsi un obiettivo concreto, in questo caso la Champions perché nessuno è felice di giocare in Europa League, magari il giovedì sei a Baku e la domenica a Cagliari. Sarà paradossale ma l’esempio è a 30 km di distanza da Milano: l’Atalanta ha un terzo del fatturato del Milan ma arriva davanti. Fanno investimenti intelligenti, hanno un settore giovanile tra i migliori d’ Europa. Se qualcuno è bravo, io cerco di capire che strada ha seguito. Gasperini è bravissimo ma non è il solo. Si vince di squadra. Tra gli allenatori italiani cito subito anche Conte: ha uno stile di calcio sofisticato, attivo e aggressivo».

«In futuro allenatore, d.s. o entrambe? Dipende dal progetto. Negli ultimi 36 anni, ho sempre avuto più successo quando potevo essere più di un semplice tecnico, un “trainager”, allenatore e manager. Ma mi considero parte di un ingranaggio con tanti pezzi. Cerco le persone migliori, le professionalità più forti, dallo staff ai nutrizionisti, dallo psicologo ai video analyst fino ovviamente al settore scouting».

«Funzionerebbe anche in Serie A? Ovunque, se ci sono sostegno e condivisione. Klopp non porta un giocatore la cui mentalità non si adatti all’ idea di gioco che ha. Guardiola lo stesso. Giocatori che non cercano gli ingaggi migliori, ma un allenatore che mostri esattamente quello che vuole fare con loro».

«”Arrivederci” in Italia? Chissà», conclude Rangnick.