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(foto Insidefoto.com)

Bonus per un totale di 1.800 euro a volontari delle federazioni e collaboratori occasionali che non ne avrebbero avuto diritto. E’ questo il tema di un’inchiesta realizzata da TPI sui contributi statali – per un totale di 50 milioni di euro – versati a contrasto della crisi derivante dall’emergenza Coronavirus.

Il Decreto “Cura Italia” ha previsto il riconoscimento del bonus di 600 euro anche ai collaboratori di federazioni e associazioni sportive nazionali, con l’obiettivo di tutelare istruttori e allenatori professionisti il cui reddito è costituito interamente da indennità e rimborsi.

Tuttavia, un vuoto normativo avrebbe fatto sì che anche migliaia di collaboratori occasionali (per lo più studenti universitari che svolgono attività saltuarie) come gli arbitri di calcio delle serie dilettantistiche e giovanili, fossero coperti dall’indennità.

Situazione – scrive TPI – incentivata anche dall’Associazione Italiana Arbitri, la quale ha comunicato ufficialmente agli associati che, potenzialmente, l’ente erogatore ha riconosciuto gli arbitri come beneficiari del sostegno. Comunicazione alla quale si è aggiunta una postilla sulla responsabilità di ogni associato di richiedere il bonus solo se in stato di reale necessità.

Gli arbitri vengono tuttavia esclusi dalla prima erogazione, con l’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri che interpreta la norma affermando che l’indennità spetta a coloro che hanno un “vincolo negoziale”. Una seconda comunicazione della Segreteria dell’AIA conferma invece la possibilità di ammettere richieste di bonus anche di soggetti che svolgono attività di collaborazione e in modo saltuario o a chiamata.

Da qui l’erogazione del bonus: 1.800 euro netti a persona anche per l’attività arbitrale, con la quale «si guadagnano, di media, 100 euro netti al mese, con un rimborso spese di 35 euro a gara», scrive TPI (ma il rimborso dipende anche dalla distanza del luogo della gara dalla sede arbitrale, e il totale mensile dal numero di gare arbitrate ndr).

Resta dunque da capire perché anche gli arbitri non professionisti siano stati inclusi negli aventi diritti al bonus, nonostante la stessa AIA specifichi che «tutte le prestazioni degli associati, tecniche, atletiche, giuridiche, sono svolte per spirito volontaristico e gratuitamente, con il riconoscimento dei soli rimborsi spese».