Atalanta Champions San Siro Sala
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala (Foto: Insidefoto)

È un messaggio chiaro quello che il Comune di Milano ha fatto arrivare a Inter e Milan. L’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran ha fatto capire che sulle volumetrie le richieste sono ancora lontane da un giudizio positivo, anche se la trattativa resta comunque aperta.

Resta solo un dubbio sui tempi tecnici generali, che sembrano lunghi, e un via libera definitivo all’intero piano rischia di sforare il mandato da sindaco di Sala. Come ricorda la Repubblica, era il 10 luglio di un anno fa, quando Inter e Milan presentarono un progetto di fattibilità tecnico-economica in Comune.

L’obiettivo era quello di costruire un moderno stadio, ma anche un intero distretto di negozi, uffici, ristoranti, cinema e centro congressi. Da allora, quel disegno è cambiato. Le squadre hanno proposto non più la totale demolizione del Meazza, ma un suo parziale mantenimento (una curva e una torre) come cittadella dello sport.

Proprio i costi aggiuntivi per la rifunzionalizzazione del vecchio impianto (74 milioni), però, non fanno smuovere i club dalla richiesta iniziale di costruzioni necessarie per rientrare dell’investimento. Troppo per il Comune, che con il Pgt ha indicato praticamente la metà.

Ora, se le squadre decidessero di tagliare le costruzioni, dovrebbero presentare uno studio di fattibilità aggiornato. L’eventuale ok della giunta, che non arriverebbe prima di settembre, è solo il primo tempo. I club dovrebbero decidere a quale dei due architetti in gara affidare il disegno, fare un progetto definitivo e presentarlo in Regione: una procedura necessaria anche perché c’è una parte di negozi.

A quel punto partirebbe la Conferenza dei servizi con tutti gli enti chiamati a dare il parere definitivo e la dichiarazione finale di pubblica utilità. Sulla carta, la legge sugli stadi indica 180 giorni, ma piani simili viaggiano sui dieci mesi.

Le elezioni comunali si terranno la prossima primavera ed è in un momento così delicato che l’aula potrebbe essere chiamata a votare per un “sì” o un per un “no”. La questione potrebbe dunque posizionarsi nuovamente sul piano politico e non è detto che si scelga di lasciare la mano alla prossima amministrazione.